La conferma da parte dell’OMS, solo qualche mese fa, che un consumo elevato di carni trasformate può aumentare il rischio tumori ha comportato un certo sconvolgimento dell’opinione pubblica. Sembra però inserirsi in un filone sempre più nutrito di studi che attribuiscono ad un’alimentazione a base di carne (consumata più volte durante la settimana) un pericolo per la nostra salute e per quella dell’ambiente.

A spiegarlo in modo dettagliato in un video è Data Gueule, una trasmissione televisiva francese che propone diversi video, su vari temi, proposti in modo schematico e divertente per far riflettere su alcuni punti scottanti.

Il video inizia spiegando che “se la carne è debole, i suoi impatti sono forti”, ed è soprattutto sull’impatto ambientale che si concentra il documento. Nel 2015 sono state 318,7 milioni le tonnellate di carne prodotta a livello globale, spiegano nel servizio, a fronte dell’allevamento di 66 miliardi di animali.

Siamo arrivati a queste cifre con il passare degli anni e il modificarsi delle economie mondiali, ma il punto di svolta è stato l’industrializzazione del settore, che ha permesso di introdurre il concetto di catena di montaggio. Basti pensare che a Chicago, all’inizio del ventesimo secolo, il sistema messo a punto per l’uccisione e la macellazione degli animali, portava all’abbattimento di 12 milioni di esemplari all’anno.

Se nel 1970 consumavamo 28,7 kg pro capite all’anno di carne, siamo passati, nel 2014, a 43 kg per abitante. L’andamento non è stabile negli ultimi anni, così come non è stato intaccato dalla crisi globale: anche dal 2003 ad oggi si può registrare un aumento del 26%. Il consumo mondiale però non è uniforme: se nei Paesi in via di Sviluppo si consumano mediamente 33,7 kg di carne per persona all’anno, in quelli Sviluppati si arriva anche ai 76 kg.

Tutto questo ha un impatto in termini di emissioni di CO2: l’allevamento comporta la produzione di più di 7 giga tonnellate di anidride carbonica annuali. Il 14,5% della produzione totale di gas serra è determinata da questo settore. Arriva a superare anche la componente legata al traffico automobilistico, che si ferma ad un 14%.

Tra i vari tipi di animali allevati, i bovini sono quelli che detengono il primato in termini di impatto. Servono 15.500 litri di acqua per arrivare alla produzione di 1 kg di carne di vitello. Le proteine che arrivano sul nostro piatto sono però solo il 5% del totale ingurgitato da un bovino. Uno spreco davvero insostenibile.

Uno dei maggiori danni che gli allevamenti intensivi fanno all’ambiente è però anche sottrarre spazio alla natura e ad altre colture, per la produzione di mangimi, soprattutto soia. Ben il 75% delle terre agricole mondiali sono state occupate per questo scopo.

Se vogliamo poi concentrarci sulla nostra di salute, basti ricordare che la scienza sostiene che un consumo eccessivo di carne rossa comporta un maggior rischio di ammalarsi di patologie cardiovascolari e di diabete.

Se aggiungiamo questo al rischio di tumori legati al consumo di carni trasformate il gioco è fatto. La soluzione? È arrivato il momento di rivedere i nostri menù, secondo Data Gueule, aumentando le quantità di ortaggi e legumi consumati, anche al posto della carne.

2 settembre 2016
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