È stato approvato ieri dalle Commissioni riunite Agricoltura e Ambiente della Camera, il testo base del disegno di legge sul consumo di suolo proposto dagli onorevoli Chiara Braga e Massimo Fiorio, deputati Pd. Una larga maggioranza ha dato l’ok, mentre M5s si è astenuto.

Ora si aprirà la fase, che durerà fino al 10 febbraio, in cui saranno presentati gli emendamenti volti a migliorarlo. Le principali modifiche vertono su una migliore definizione della superficie agricola e sulla PAC (Politica Agricola Comune). Entusiasmo da più parti per il percorso che si sta svolgendo che, secondo Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente:

Permette di accelerare finalmente l’iter che dovrà portare all’approvazione di una legge ad hoc.

Mentre la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) invita a snellire la procedura per l’urgenza del problema della perdita di terreno da parte del settore agricolo: 2 milioni di ettari coltivati sottratti solo negli ultimi 20 anni da cemento, incuria e degrado:

Ora però non bisogna perdere altro tempo, ma lavorare per arrivare finalmente a una buona legge. Noi la sollecitiamo da tempo e ci aspettiamo di essere coinvolti per giungere a una norma utile e condivisa.

Approvazione entusiasta anche da parte del Cnappc (Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori), che vede in questo testo un:

Epocale cambio di paradigma ed un nuovo approccio al governo del territorio che lega in modo logico e indissolubile la progressiva riduzione dell’utilizzo del suolo non edificato e la rigenerazione e il riuso delle città, e che è in linea con quanto auspicano da tempo gli architetti italiani.

Tutto ciò non rappresenta solo una sana politica ambientale, ma anche l’unica possibilità, per Regioni e Comuni, di continuare a sostenere i costi dei servizi infrastrutturali, senza aumentare ulteriormente le tasse ai cittadini.

In particolare il Cnappc plaude all’abrogazione del comma 8 dell’art.2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, che destinava i proventi delle concessioni edilizie alla spesa corrente delle Amministrazioni locali, con i risultati di densificazione delle aree cementificate nei centri urbani che sono visibili a tutt’oggi.

Con questo decreto invece d’ora in poi gli oneri andrebbero al risanamento di complessi edilizi all’interno dei centri storici e a interventi di riqualificazione ambientale, paesaggistica e di messa in sicurezza delle aree a rischio idrogeologico e sismico. Si guarda ora a una prossima Legge del Territorio che, come auspica Leopoldo Freyrie, presidente degli architetti italiani:

Sappia liberare le energie latenti nella rigenerazione urbana, salvaguardando i paesaggi italiani: sarebbe finalmente il superamento dell’urbanistica “di parte”, per rispondere non ideologicamente ai temi della tutela ambientale, investendo nel rinnovo urbano e delle periferie.

L’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) aveva però qualche mese fa, attraverso le parole della Presidentessa Silvia Viviani, avvertito del possibile errore di caricare di troppe aspettative questo provvedimento, che non può sostituirsi a una Riforma del governo del territorio che comporti anche una discussione sul Nuovo Titolo V della Costituzione, in grado di portare a una risistemazione dei livelli di governo in materia urbanistica.

Le parti in causa saranno ora impegnate nella proposta degli emendamenti che dovranno rendere più chiari ed efficaci alcuni meccanismi, affinché, come si augura Legambiente, sia possibile fermare e controllare il consumo di suolo, dando priorità al riuso e alla rigenerazione delle città italiane.

21 gennaio 2015
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I vostri commenti
ivano, domenica 25 gennaio 2015 alle6:47 ha scritto: rispondi »

Impariamo dalla Germania che incentra le sue costruzioni sempre attorno alle stesse citta' lasciando intatte nel tempo la campagna come nel medio evo correbate solo da infrastrutture essenziali: autostrade treni.

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