Consumo di suolo: a Milano e Napoli la maglia nera per la cementificazione

L’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha pubblicato l’edizione 2014 del report sul consumo di suolo in Italia, ripercorrendo l’evoluzione del fenomeno dal 1956 al 2012. I dati diffusi sulla cementificazione del territorio sono allarmanti: negli ultimi tre anni in Italia sarebbero stati ricoperti altri 720 chilometri quadrati di aree naturali e terreni agricoli, pari a circa 8 metri quadrati al secondo. Per operare un paragone efficace e rendersi pienamente conto della gravità del problema, basti pensare che questa cifra equivale alla superficie complessiva dei comuni di Bologna, Firenze, Milano, Napoli e Palermo.

A occupare fette sempre maggiori di suolo sono autostrade, infrastrutture, fabbricati, industrie, capannoni e nuovi complessi residenziali che fanno letteralmente esplodere le città, ampliando sempre più le periferie e penalizzando la riqualificazione dei centri urbani. La situazione peggiore si registra nella pianura padano-veneta, dove l’urbanizzazione dei terreni agricoli per nuove attività industriali, centri commerciali e complessi residenziali non accenna ad arrestarsi. Le regioni che nel 2012 hanno superato il 5% di suolo consumato sono:

  • Lombardia;
  • Veneto;
  • Emilia Romagna;
  • Lazio;
  • Campania;
  • Puglia;
  • Sicilia.

In Veneto e in Lombardia il suolo consumato ha superato la percentuale del 10%, mentre in Campania, Emilia Romagna, Lazio, Puglia e Sicilia la cementificazione ha fatto registrare valori compresi tra l’8 e il 10%.

Per quanto riguarda i comuni con le più alte percentuali di consumo di suolo la maglia nera va a Napoli con il 62,1% di territorio cementificato. Seguono:

  • Milano, 61,7%;
  • Torino, 54,8%;
  • Pescara, 53,4%;
  • Monza, 48,6%;
  • Bergamo, 46,4%
  • Brescia, 44,5%

La cementificazione ha pesanti ripercussioni sui cambiamenti climatici. Dal 2009 al 2012 ha prodotto infatti l’immissione in atmosfera di ben 21 milioni di tonnellate di CO2, aggravando il riscaldamento globale e allontanando l’Italia dagli obiettivi per la riduzione delle emissioni stabiliti dall’UE per il 2020. Altri effetti devastanti della cementificazione sono la mancata permeabilizzazione dell’acqua che ci è costata soltanto negli ultimi 3 anni 500 milioni di euro, e la perdita di terreno da destinare alle colture alimentari. Come fa notare l’ISPRA:

Se i 70 ettari di suolo perso ogni giorno fossero coltivati esclusivamente a cereali, nel periodo 2009-2012 avremmo impedito la produzione di 450.000 tonnellate di cereali, con un costo di 90 milioni di Euro ed un ulteriore aumento della dipendenza italiana dalle importazioni.

27 marzo 2014
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@autocostruttore, giovedì 27 marzo 2014 alle19:24 ha scritto: rispondi »

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