Cemento e asfalto stanno mangiando il territorio italiano. Ogni ora l’ambiente urbano “ruba” all’agricoltura più di 11 ettari, pari a circa 8 mila ettari in un mese. L’allarme, lanciato dalla Cia – Confederazione italiana agricoltori, riguarda un dato enorme: in meno di 20 anni circa il 16% delle campagne è stato cancellato, con la cementificazione che ha soppiantato oltre 2 milioni di ettari di terreno coltivati.

I rischi di un eccessivo consumo di suolo in favore della cementificazione sono diversi: se n’è discusso oggi al convegno “Suolo, paesaggio, cambiamenti climatici e agricoltura”, organizzato a Firenze dalla Cia.

Il primo problema riguarda la sicurezza: l’erosione del suolo crea non poche conseguenze in un Paese ad alto rischio di frane e smottamenti come il nostro. La cementificazione selvaggia e l’abbandono di zone collinari sono alla base dei problemi di stabilità idrogeologica di molte zone in Italia. Dino Scanavino, presidente nazionale della Cia, ha spiegato:

Tra frane, alluvioni, smottamenti e piene, l’Italia ha il triste primato in Europa per il maggior rischio idrogeologico, un pericolo che coinvolge quasi il 10% della superficie nazionale e riguarda ben 6.633 Comuni, ovvero l’82% del totale. Tutelare il suolo significa proteggere il Paese dalla minaccia del dissesto e in questo senso il ruolo degli agricoltori è fondamentale.

In secondo luogo, la sicurezza alimentare e la stabilità economica: il consumo di terreno agricolo si riflette direttamente sulla capacità di produzione alimentare del Paese. Già oggi, avverte la Cia, le nostre produzioni sostengono il fabbisogno di 3 italiani su 4: aumentare l’import di materie agricole dall’estero significherebbe recare un grave danno all’economia italiana.

La cementificazione selvaggia ha inoltre un impatto notevole sul nostro ambiente in termini di inquinamento e spreco di risorse: l’aumento esponenziale del consumo di suolo, tra il 2009 e il 2012, ha provocato emissioni nocive pari a 21 milioni di tonnellate, per un costo di circa 130 milioni di euro.

Infine, ma non per importanza, regalare altro suolo al cemento significa infliggere un colpo alle produzioni agroalimentari del Paese, eccellenze famose in tutto il mondo. Il danno recato al patrimonio paesaggistico e all’enogastronomia tipica, che vale più di 10 miliardi di euro l’anno, non è da sottovalutare.

Per questo, sottolineano gli esperti della Confederazione italiana agricoltori, serve un “cambio di passo” deciso: da un lato una legge “Salva suolo” che imposti nuove politiche e strategie per la tutela del territorio e l’urbanizzazione controllata, dall’altro controlli approfonditi e responsabilizzazione degli agricoltori. Scanavino ha concluso:

Sono tanti i motivi per cui oggi servono nuove e adeguate politiche di prevenzione del territorio, a partire dalla legge ‘salva suolo’, un provvedimento urgente e necessario che però, non riesce ancora a vedere la luce. Inoltre, gli agricoltori devono esercitare un ruolo di primo piano nella difficile impresa di tutela del territorio.

L’obiettivo è costruire il prima possibile un sistema ambientale realmente sostenibile, valorizzando il ruolo dell’agricoltura quale volano di riequilibrio territoriale, produttivo e sociale.

10 marzo 2015
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, martedì 10 marzo 2015 alle23:39 ha scritto: rispondi »

Più aumenta la popolazione e più aumenta la cementificazione, ma sembra sfuggire a molti questa semplice relazione : "O ci sono o ci fanno" , come si suol dire.

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