Mangiare pesce e cibi di origine animale in generale potrebbe mettere a rischio il nostro pianeta. È questa la tesi del saggista Richard Oppenlander sostenuta nel libro “Regime alimentare”. L’autore mette in evidenza che smettere di mangiare questi cibi di derivazione animale potrebbe essere l’unica strada per salvare la Terra.

All’origine del depauperamento globale ci sarebbero le nostre cattive abitudini a tavola, alla base della pesca intensiva e degli allevamenti industriali. Le sue teorie hanno scatenato molte polemiche, ma Oppenlander è convinto che cambiando le nostre abitudini alimentari possiamo fare molto a vantaggio di un minore impatto ambientale.

Il saggista mira a sfatare il mito comune secondo cui mangiare pesce sarebbe da preferire al consumo di carne. Secondo lui spesso cadiamo in questo errore perché non ci informiamo sulla provenienza del pesce e sui danni perpetrati per portarlo a tavola.

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L’autore di “Regime alimentare” sostiene che stiamo andando incontro ad un processo di perdita delle risorse primarie del pianeta, mettendo in pericolo anche la salute dell’uomo. Il 70% delle foreste pluviali è stato abbattuto per fare spazio agli allevamenti. A sua volta la distruzione degli alberi ha alterato la quantità di ossigeno e anidride carbonica nell’atmosfera portando al surriscaldamento globale.

Anche la tendenza a consumare un pescato compreso tra i 1000 e i 2000 miliardi di pesci ogni anno non è sostenibile. Porta come esempio lo sfruttamento degli oceani e della fauna ittica, che avrebbero come conseguenza anche l’inquinamento delle risorse idriche a nostra disposizione. Oppenlander scrive che gli animali di cui ci cibiamo consumano le risorse del pianeta, in particolare cibo, acqua, suolo, aria e molte fonti energetiche.

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Sull’abitudine del mangiare pesce sarebbe dimostrato che potremmo anche farne a meno, perché gli antiossidanti o i fitonutrienti che si trovano nel pesce si troverebbero anche in alcuni cibi di origine vegetale. Lo stesso discorso varrebbe anche per gli acidi grassi omega 3. Secondo il saggista sarebbe da incentivare il consumo di semi di piante, come il lino o la canapa, che a differenza del pesce non conterrebbero colesterolo e grassi saturi e non porterebbero ad un impoverimento degli oceani.

La sovrapesca e la pesca a strascico sottoporrebbero le zone costiere e il mare aperto ad uno stress eccessivo. Altri problemi consisterebbero nell’infestazione di specie invasive e nel moltiplicarsi di zone morte negli oceani per il desiderio dell’uomo di nutrirsi di una quantità sempre maggiore di prodotti ittici.

Oppenlander non tralascia di considerare il problema dell’inquinamento delle risorse idriche che sarebbe da imputare agli allevamenti, per i quali vengono impiegati spesso pesticidi e antibiotici con la dispersione delle sostanze provenienti dalle pratiche agricole invasive.

9 ottobre 2017
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