Per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di ridurre gli sprechi d’acqua, il Water Footprint Network ha diffuso la classifica dei cibi con l’impronta idrica più alta. Questo importante indicatore è stato messo a punto a livello internazionale per calcolare la quantità di acqua necessaria non solo alla preparazione e alla cottura di un alimento, ma anche quella impiegata durante la coltivazione e la lavorazione dei prodotti agroalimentari. Il calcolo tiene conto anche della disponibilità, più o meno elevata, di acqua nella zona di produzione. Colture che richiedono molta acqua, piantate in una regione afflitta dalla scarsità idrica, avranno un’impronta più alta rispetto alle stesse colture coltivate in aree dove le risorse idriche sono abbondanti.

In cima alla classifica dei cibi che “costano” più acqua nel loro ciclo produttivo, dal campo alla tavola, troviamo il tè. Per produrre un chilo di tè sono infatti necessari ben 8.860 litri di acqua, pari a 30 litri per ogni bustina da 3 grammi. Seguono la carne di maiale a quota 6 mila litri per chilo e il riso a 2.500 litri. Frutta e verdura hanno un impatto decisamente inferiore, ma comunque rilevante. Basti pensare che per portare in tavola una singola mela del peso di 150 grammi sono necessari 125 litri di acqua. Un litro di succo di mela ne richiede 1.140.

Anche gli alcolici hanno un’impronta idrica molto alta. Un bicchiere di birra richiede l’impiego di 74 litri di acqua, mentre per degustare un singolo bicchiere di vino è necessario impiegarne ben 110. Piatti che richiedono più ingredienti, come una pizza margherita, arrivano a costare 1.216 litri. La pasta richiede invece 1.924 litri di acqua per ogni chilo.

Ricordiamo che l’acqua di cui si parla è acqua dolce. Benché il nostro sia il Pianeta blu, ricoperto per il 71% della sua superficie da acqua, ben il 97,5% delle risorse idriche disponibili è composto da acqua salata, non utilizzabile in agricoltura e per cucinare. L’acqua dolce si trova invece in quantità nettamente più limitate in fiumi, laghi, ghiacciai e falde acquifere. Purtroppo è sempre più scarsa, a causa dello scioglimento dei ghiacciai e della contaminazione delle falde causata dall’agricoltura intensiva.

10 giugno 2014
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I vostri commenti
Luca, domenica 9 ottobre 2016 alle12:52 ha scritto: rispondi »

Scusate, quali sono quelli che invece richiedono meno acqua?

Marco Mancini, mercoledì 11 giugno 2014 alle11:08 ha scritto: rispondi »

Ciao no Roberto, sono alti perché questi dati tengono conto della quantità complessiva di acqua di un prodotto agroalimentare, ovvero l'acqua necessaria alla crescita della pianta, alla lavorazione industriale dei vari prodotti, e infine al lavaggio, alla preparazione e alla cottura...

roberto, martedì 10 giugno 2014 alle19:08 ha scritto: rispondi »

I dati chhe avete fornito sembrano un po alti!!! sicuri di non esservi persi qualche virgola ??

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