Il tema dell’abusivismo edilizio ritorna sotto i riflettori nel dibattito politico e sociale. Se ne torna a parlare perché in questi giorni il Parlamento prenderà in esame un nuovo disegno di legge denominato “Disposizioni in materia di criteri di priorità per l’esecuzione di procedure di demolizioni di manufatti abusivi”, una legge che da una parte serve per regolamentare le procedure a carico di chi effettua abusi, ma dall’altra rischia di trasformarsi in un nuovo condono edilizio.

Il dibattito nasce dalla proposta del senatore Falanga (Forza Italia) di tentare di stabilire priorità di fronte ai tanti abusi edilizi riscontrati in Italia e che stanno portando a vere e proprie emergenze come quelle che si sono manifestate nei giorni scorsi con il dissesto idrogeologico in Liguria. Il principio con il quale la legge nasce è positivo, ma secondo Legambiente rischia di essere un’arma a doppio taglio.

Il Ddl Falanga, che mercoledì sarà discusso in aula al Senato, rischia di paralizzare l’attività delle Procure che in questo Paese, spesso da sole, si occupano di demolire l’abusivismo edilizio. È una legge furba, che garantisce un argomento in più a chi vuole salvare le case abusive.

si legge in un post di protesta sul sito dell’associazione. La legge propone una serie di priorità che le Procure devono seguire prima di decidere su una demolizione. Secondo gli ambientalisti significa mettere paletti e ostacoli all’attività di demolizione per fare in modo che, alla fine, le ruspe rimangano ferme. Se la legge passasse così come è stata proposta, le prime case a essere abbattute sarebbero quelle pericolanti e quelle non finite, dunque i palazzi non agibili o che comunque non sono ancora stati abitati. Dopodiché ci si dovrebbe dedicare a quelle utilizzate a scopi criminali o di proprietà di boss mafiosi. Solo dopo aver “sfoltito” questa lunga lista, ci si potrebbe concentrare per esempio sulle villette costruite a picco sul mare o sulla cima di una montagna a rischio frane, o agli ecomostri.

Il rischio, sempre secondo Legambiente, è che tra burocrazia e ricorsi vari l’attività delle Procure venga talmente rallentata da permettere agli edifici abusivi di restare sempre in piedi, nascondendo così una specie di condono edilizio. Un condono che peraltro, rispetto al passato, non porterebbe nemmeno introiti alle casse dello Stato.

L’abusivismo edilizio è un’autentica piaga del nostro Paese, e non sono bastati le frane e i morti degli ultimi anni per fare desistere una pattuglia di parlamentari campani dalla volontà di mantenere la scellerata promessa di condono edilizio fatta in campagna elettorale. Per queste ragioni, chiediamo al Senato di dimostrare senso di responsabilità e respingere il Ddl Falanga, perché altro non è che l’ennesimo tentativo di condono, il ventesimo, che si cerca di portare a buon fine

conclude Legambiente.

22 gennaio 2014
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I vostri commenti
marco, giovedì 13 marzo 2014 alle20:31 ha scritto: rispondi »

Il condono va fatto ... con sani criteri , .. e una soluzione vantaggiosa per lo stato , per incentivare il lavoro ... e per avere un tetto ..

Ugo, mercoledì 22 gennaio 2014 alle22:40 ha scritto: rispondi »

I condoni bisogna farli mettendo regole nominative tipo 300 dal mare ecc. E tutta la gente che a paagato che fa del vecchio condono .

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