In tempi di crisi economica è fisiologico che i consumatori cerchino di risparmiare, approfittando di offerte al ribasso. In tema di condizionatori, però, il risparmio è solo fittizio: i modelli più economici hanno costi energetici più elevati nel lungo periodo. E non è tutto, perché un condizionatore low cost è anche più dannoso per l’ambiente.

Secondo un’inchiesta riportata da AdnKronos, un condizionatore a basso prezzo costa, in un arco di tempo di 10 anni, dai 500 ai 1.000 euro in più rispetto alle controparti dalla tariffa di partenza elevata. Un peso non indifferente sulle tasche dei consumatori e anche sull’ambiente, considerato come le sole Spagna e Italia saturino il 50% del fabbisogno di condizionatori dell’intera Europa.

Eva Alessi, responsabile sostenibilità del WWF, spiega infatti quale sia il consumo energetico di questi apparecchi refrigeranti che spesso diventano un vero e proprio spreco di energia e dei veicoli per la produzione indiscriminata di anidride carbonica:

«L’Europa da sola utilizza il 33% dei condizionatori totali, con Italia e Spagna a coprire il 50% del mercato europeo. E sempre a livello europeo, il consumo totale di energia dovuto a questi apparecchi è stato, nel 2010, di 40Twh, pari a quello di circa 10 centrali a ciclo combinato a gas della potenza di 80Mw.»

Il WWF consiglia, prima di ricorrere all’aria condizionata, di provare i sempre validi “rimedi della nonna” per combattere il caldo: vestirsi adeguatamente, gestire in modo intelligente l’apertura delle finestre, installare tapparelle frangisole, spegnere tutti gli elettrodomestici che producono calore, dai bollitori alle stampanti. Ma se l’afa fosse davvero insopportabile, il ricorso al condizionatore deve essere fatto con intelligenza:

«Un apparecchio può essere definito “ecologico” solo se risponde a parametri quali indice e capacità di raffreddamento e riscaldamento, consumo, classe energetica e rumorosità: se è virtuoso da tutti questi punti di vista, allora può essere definito tale».

21 luglio 2012
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