Vendere e acquistare oggetti usati permette di allungare la durata della vita dei beni di consumo, ricavando importanti benefici economici e ambientali. La conferma arriva da uno studio dello Schibsted Media Group, che ha quantificato le emissioni di gas serra risparmiate in un anno grazie alla compravendita di beni usati sulle piattaforme digitali. La riduzione delle emissioni è stata calcolata prendendo in esame l’intero ciclo di vita degli oggetti nuovi: dall’estrazione delle materie prime al trasporto.

L’analisi, pubblicata sul portale secondhandeffect.it, rivela che l’utilizzo della piattaforma Subito.it in Italia nel 2015 ha evitato l’emissione in atmosfera di 3,4 milioni di tonnellate di CO2. Gli oltre 8 milioni di utenti unici al mese che usano la piattaforma hanno garantito benefici ambientali equivalenti al blocco totale del traffico per 10 mesi in una metropoli come Roma.

Dallo studio è emerso che ogni giorno oltre 60 mila beni usati trovano un nuovo proprietario. Le automobili sono i beni più acquistati e venduti con il 61% delle transazioni. Complessivamente le piattaforme gestite dallo Schibsted Media Group in Europa, da Leboncoin in Francia a Vibbo in Spagna, hanno permesso di risparmiare 12,5 milioni di tonnellate di CO2, pari al blocco totale del traffico di Roma per oltre 3 anni.

I risparmi maggiori sono stati ottenuti nella sezione “Motori”, che ha consentito di risparmiare complessivamente 10 milioni di tonnellate di CO2 nel 2015. Seguono le categorie “Casa e Persona” a quota 2,1 milioni; l'”Elettronica” a 650 mila; “Sport e Hobby” a 170 mila.

Mariann Eriksson, direttore marketing del WWF, commentando i dati del progetto “Second Hand Effect” ha sottolineato il ruolo cruciale delle aziende digitali nella lotta ai cambiamenti climatici:

Diverse imprese possono offrire oggi a noi consumatori servizi a vantaggio dell’ambiente che ci permettano di vivere in modo più sostenibile. Questo report di Schibsted Media Group è un ottimo esempio che dimostra come la crescita della tecnologia e del digitale abbia creato nuovi servizi che permettono di fare scelte più sostenibili.

È proprio la sostenibilità, secondo un’indagine condotta da Subito, a orientare le scelte dei consumatori negli ultimi anni. Tre italiani su cinque ritengono intelligente la compravendita degli oggetti usati. Il 70% acquista e vende oggetti usati per risparmiare; tutelare l’ambiente; sostenere un’economia alternativa e anti-sprechi.

Grazie al crescente interesse dei consumatori italiani la second hand economy ha raggiunto un giro d’affari di 18 miliardi di euro, pari all’1% del PIL nazionale. Il 38% del volume d’affari si registra sulle piattaforme digitali, utilizzate soprattutto dai giovani per via della maggiore familiarità con la tecnologia.

Gli “acquirenti tipo” del mercato dell’usato online individuati dall’analisi sono proprio i “millenials”. I giovani di età compresa tra i 20 e i 30 anni usano le piattaforme online per liberarsi dagli oggetti superflui e per sostenere l’economia smart.

Le piattaforme dell’usato sono frequentate anche dagli “ideologici”, consumatori di età compresa tra i 30 e i 35 anni, spinti dal desiderio di allungare la durata della vita degli oggetti. Gli utenti che rientrano nella categoria dei “concreti”, con un’età media di 35 anni, comprano e vendono online soprattutto per far quadrare il bilancio familiare. Infine gli “smart chic”, over 45 che acquistano oggetti usati perché affascinati dagli oggetti vintage.

10 maggio 2016
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