Era già stata anticipata qualche giorno fa la volontà da parte della Commissione europea, guidata da Jean-Claude Juncker, di ritirare le nuove direttive sulla qualità dell’aria e sulla’economia “circolare”. A nulla sono valse le richieste e le raccomandazioni di 11 Stati Membri, tra cui Germania, Francia, Italia e Spagna, delle associazioni ambientaliste e anche di alcuni settori dell’economia e delle imprese, perché ieri la decisione è stata resa ufficiale.

Così, con l’appoggio di democristiani, socialisti e liberaldemocratici, la Commissione ha eliminato il pacchetto sulla qualità dell’aria che prevedeva limiti più stringenti per le emissioni inquinanti come anidride solforosa, ossidi di azoto e particolato e il pacchetto sull'”economia circolare”, che imponeva obiettivi più ambiziosi per il riciclaggio (70% per i rifiuti municipali e 80% per gli imballaggi entro il 2030) e vietava il conferimento in discarica di qualsiasi tipo di rifiuto riciclabile.

La giustificazione da parte della Commissione sarebbe l’impossibilità di trovare un accordo tra i Paesi in tempi brevi e le necessità di alleggerire la burocrazia puntando sulle priorità. Frans Timmermans, suo primo vice presidente, avrebbe esortato gli ambientalisti ad aspettare le nuove proposte della Commissione per il 2015 sugli stessi temi, prima di gridare allo scandalo.

Di scandalo però si tratterebbe, come ha commentato Stefano Ciafani, vice presidente nazionale di Legambiente:

Fa veramente impressione sentire dal presidente dell’esecutivo UE che la salute dei cittadini degli Stati membri e l’ambiente non siano delle priorità “essenziali” da portare avanti e sulle quali lavorare.

Eppure più volte la stessa Commissione si è pronunciata a favore di questi delicati temi, ricordando che proprio l’introduzione di nuovi limiti per ridurre lo smog, proposti nel dicembre 2013, potrebbero evitare di qui al 2030 58 mila morti premature; mentre le misure per l’economia circolare, proposte nel luglio 2014, potrebbero supplire alla carenza di materie prime nel Vecchio Continente e generare 580 mila nuovi posti di lavoro.

Sono questi infatti i dati che facevano prevedere una direzione lineare per l’Europa verso obiettivi ambiziosi per la salute dei cittadini e per un nuovo tipo di economia, che già da qualche tempo mostra segnali di vitalità in tutta Europa. Invece ecco il sorprendente passo indietro.

Questo esercizio mina la credibilità della Commissione. Nel tentativo di domare alcuni dei suoi critici, la Commissione sembra essere fedele esecutrice della ‘kill list’ sviluppata dalle lobby dell’industria più potenti, BusinessEurope, dicendo poi che verranno ripresentate le proposte di qualità dell’aria e sui rifiuti, in una fase successiva. Per un corpo che si vanta di offrire “la migliore regolamentazione”, questa è spettacolare inefficienza.

Così si è espresso Ariel Brunner, direttore di Birdlife Europa e attuale presidente di Green 10, la coalizione delle 10 più grandi organizzazioni ambientaliste e delle reti attive a livello europeo (Birdlife, CEE Bankwatch Network, CAN Climate Action Network Europe, European Environmental Bureau, HEAL Promoting Environmental Policy that contribute to good healt, Transport&Environment, Naturfreunde Amis de la Nature Naturefriends International, Greenpeace, WWF e Friends of The Earth Europe).

L’Italia si è espressa chiaramente sulla questione, proponendo di aggiungere nella prossima agenda del Consiglio Ambiente una discussione sulle nuove norme relative ai rifiuti, in modo tale da fissare almeno i progressi già fatti e confluire verso un accordo politico sul testo, viste anche le potenzialità di crescita e creazione di posti di lavoro che tali norme portano con sé. Sono stati 23 i Paesi che hanno appoggiato questa proposta.

Sicuramente i dubbi permangono e anche le preoccupazioni. Sembra di trovarsi di fronte ad un’altra Europa, non più quella dei cittadini, della libertà e del lavoro, ma quella degli interessi specifici delle lobby industriali che riescono a manovrare come marionette coloro che devono decidere del futuro di milioni di persone.

17 dicembre 2014
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