Il salmone è un pesce che si trova sia nei fiumi che nei mari. In natura ne esistono diverse specie: dal salmone rosa a quello atlantico. Oltre a essere gustoso il salmone è una fonte di nutrienti preziosi per l’organismo.

A renderlo uno dei cibi più salutari per il cuore è il suo elevato apporto di acidi grassi Omega-3, sostanze fondamentali che l’organismo non riesce a produrre autonomamente, in grado di mantenere sotto controllo i livelli di colesterolo. Gli acidi grassi polinsaturi Omega-3 promuovono la salute delle articolazioni e della pelle, riducono il rischio di malattie cardiache e favoriscono lo sviluppo neurologico del feto.

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La maggiore consapevolezza delle proprietà salutari del salmone diffusasi tra i consumatori negli ultimi anni ha fatto lievitare le vendite di questo prodotto ittico. I dati diffusi dalla COOP parlano di un aumento delle vendite del 12,5% nel primo semestre del 2016.

La crescita della richiesta di salmone purtroppo non è priva di conseguenze per l’ambiente. A indagare sul “lato oscuro del salmone” è stato il National Geographic in un servizio che risale all’origine del salmone presente sulle nostre tavole. L’Italia importa salmone soprattutto dalla Norvegia, dalla Svezia, dalla Scozia e dalla Danimarca. Tra i Paesi che esportano salmone in Europa, in Giappone e in Nord America figura anche il Cile.

Purtroppo ben il 90% del salmone congelato e affumicato venduto nel mondo è salmone atlantico (Salmo salar) proveniente dagli allevamenti intensivi. Gli allevamenti di salmone in batteria sono una fonte di inquinamento preoccupante. In questi allevamenti si impiegano antiparassitari chimici che contaminano le acque.

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L’alimentazione dei salmoni a base di farine e olio di pesce ha fatto aumentare anche il numero di allevamenti intensivi di altre specie. Inoltre non tutti sanno che il colore rosa che contraddistingue il salmone è frutto dell’aggiunta di carotenoidi al mangime dei pesci. Queste sostanze sono innocue per la salute e per l’ambiente, ma fanno lievitare i costi del pesce.

Per cercare di ridurre l’impatto degli allevamenti di salmone l’industria, unita agli ambientalisti nella Global Salmon Initiative (GSI), sta sperimentando una nuova dieta per i pesci allevati a base di proteine vegetali. Altre misure per ridurre l’impronta ecologica della filiera riguardano la riduzione degli sprechi e la sperimentazione di metodi naturali per il contenimento dei parassiti nelle batterie.

Secondo gli esperti per difendersi dal batterio Listeria monocytogenes all’origine della listeriosi e dal parassita Anisakis occorre esporre il salmone a una temperatura di almeno 70°C per dieci secondi.

La ricercatrice del Crea nutrizione Stefania Ruggeri rassicura i consumatori, spiegando che la normativa europea 853/2004 riduce al minimo i rischi per la salute grazie a scrupolosi controlli igienici e all’obbligo di congelare il salmone per un giorno a -20°C prima di procedere con l’affumicatura a freddo.

Ciononostante la nutrizionista sconsiglia il consumo di salmone a donne incinte, bambini, anziani e soggetti immunodepressi. Il consumo eccessivo di salmone affumicato è sconsigliato anche dallo IARC, che ha bollato come cancerogeni gli alimenti sottoposti ad affumicatura. Nel pesce la formazione di Ipa, acidi alifatici e acido formico durante l’affumicatura è tuttavia ridotta e avviene in modo diverso rispetto alla carne.

Il salmone nel complesso è infine più sicuro rispetto ad altri pesci come il tonno, il pesce spada e il luccio per via di un minore accumulo della tossina del metilmercurio.

3 ottobre 2016
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I vostri commenti
GIOVANNI, martedì 4 ottobre 2016 alle22:25 ha scritto: rispondi »

EFFETTUARE CONTROLLI RAVVICINATI ( DOPO 2 -3 GIORNI) POICHE’ IN MOLTI SUPERMERCATI (ANCHE DI FAMA MONDIALE) RIMETTONO IN VENDITA I “FRATELLI” DEGLI ARTICOLI SEQUESTRATI, CON PREZZO RIBASSATO. COMPRENSIBILISSIMO IL PERCHE’. GRAZIE!

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