Gli astronomi la chiamano 41P/Tuttle-Giacobini-Kresák, ma per tutti è la Cometa di San Patrizio. Un nome attribuito per via della tonalità verde che ne distingue il profilo nella volta scura dell’universo e per il suo rendersi visibile a ridosso della tradizionale festività irlandese. Occhi puntati verso il cielo il 12 aprile e nei giorni immediatamente precedenti o successivi, quando il corpo celeste raggiungerà il perielio (la sua distanza minima dal Sole). Sarà comunque possibile scorgerla già prima, ricorrendo all’utilizzo di un telescopio o di un binocolo.

La sua prima individuazione risale al 31 maggio 1858, ad opera dell’astronomo statunitense Horace Parnell Tuttle. Venne poi riscoperta nel 1907 e nel 1951, rispettivamente da Michel Giacobini e Lubor Kresák. Nel 1973 diventò nel giro di pochi mesi molto luminosa, in maniera del tutto inaspettata e cogliendo di sorpresa anche la comunità scientifica, arrivando a una magnitudine pari a 4, circa 10.000 volte la sua reale luminosità, sviluppando al tempo stesso una lunga coda. Lo stesso accadde due mesi più tardi, prima di riportarsi su valori normali proseguendo il proprio tragitto. Il suo ultimo passaggio è datato 2011, ma in quell’occasione non è stato possibile osservarla dal nostro pianeta poiché posizionata sul lato opposto del Sole.

Lungo il suo tragitto, la Cometa di San Patrizio attraverserà la costellazione del Leone, per poi raggiungere quella del Leone Minore, dell’Orsa Maggiore e infine quella del Drago. L’1 aprile sarà a una distanza pari a 21.200.000 Km dalla Terra e la sua luminosità prevista dovrebbe raggiungere magnitudine 7. L’occasione sarà irrinunciabile per tutti gli appassionati di astronomia e per i fotografi che desiderano immortalare un evento straordinario dell’universo, ovviamente disponendo di un’attrezzatura adeguata.

22 marzo 2017
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