Come coltivare e potare il pitosforo

È una delle piante più gradite per la creazione di siepi o muri verdi, poiché le sue numerose foglie garantiscono un’elevata privacy: il pitosforo sta trovando sempre più spazio all’interno dei giardini italiani. Mediamente facile da curare, e anche semplice da potare affinché si possano ottenere le forme più originali, questa pianta è l’ideale per chi non si accontenta della classica siepe ma desidera ciclicamente anche un’intensa e caratteristica fioritura. Quali sono, di conseguenza, i dettagli da conoscere su questa pianta e, soprattutto, come coltivarla?

Naturalmente, prima di cominciare è sempre utile chiedere consiglio al proprio fornitore di prodotti di botanica di fiducia, per accertarsi che le caratteristiche climatiche del proprio luogo di residenza siano compatibili con la crescita rigogliosa del pitosforo. Di seguito, qualche consiglio.

Pitosforo: le caratteristiche

Pitosforo, semi

Wikimedia

Per Pittosporum si intende un genere di piante appartenente alla famiglia delle Pittosporaceae, caratterizzato da moltissime varietà di cespugli arbustivi, scelti perlopiù a scopo ornamentale. Di origine asiatica, africana e australiana, la pianta è oggi diffusa pressoché in tutto il mondo, in particolare nei Paesi affacciati sul Mediterraneo. Questo perché le maggiori varietà non disdegnano un ambiente umido e costiero, nonostante sia comunque possibile coltivarle su tutto il territorio dello Stivale.

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Sebbene del pitosforo esistano oltre 200 specie, tutte sono accumunate da alcune caratteristiche. A partire dal portamento cespuglioso e arbustivo, con fitte e resistenti ramificazioni, perfette per creare un muro verde di separazione. Le foglie, allungate e d’intenso colore verde, presentano normalmente una superficie lucida, mente i fiori sono piccoli e carnosi, di colore bianco crema o giallognolo, tanto da assomigliare a piccoli pop-corn. Le piante producono anche delle bacche molto resinose, in cui sono custoditi i semi, e tra le varietà più diffuse si elencano il Pittosporum tobira o variegato, il colensoi dalla Nuova Zelanda, il nanum dalle forme contenute e molti altri ancora.

Come già accennato, il ricorso è unicamente ornamentale: il pitosforo viene scelto per la creazione di siepi, macchie arbustive, aiuole fiorite e molto altro ancora. Può essere coltivato anche in vaso, anche se si tratta di un’evenienza abbastanza rara.

Pitosforo: coltivazione e potatura

Pitosforo

Kenpei via Wikipedia

Il pitosforo è un arbusto perlopiù da giardino, anche se non mancano esempi di coltivazione in vaso, seppur non frequenti. In ogni caso, in Italia si è soliti preferire il Pittosporum tobira, poiché può adattarsi anche ai freddi più rigidi dell’inverno, resistendo anche senza protezioni a temperature attorno allo zero. In ogni caso, la pianta ama un clima temperato nella sua fase attiva, quindi in primavera, con un’esposizione in pieno sole. Indipendentemente si scelga il giardino o il vaso, è indispensabile scegliere un terreno che non sia calcareo o troppo compatto, inoltre si dovrà migliorare la capacità drenante del terriccio stesso aggiungendo un letto di ghiaia, cocci o palline di argilla espansa. Le annaffiature sono mediamente frequenti, aumentandone l’intensità a ridosso con la stagione più calda.

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Il pitosforo può essere coltivato per seme o per talea, quest’ultima opzione solitamente preferita perché permette di mantenere tutte le caratteristiche genetiche dell’arbusto originario. Ancora, è possibile acquistare piantine per la messa diretta in dimora, operazione che avviene solitamente all’inizio dell’autunno, quando le temperature non risultano ancora eccessive. La potatura avviene solitamente dopo la fioritura della pianta e consiste nella cimatura della chioma più esterna o, ancora, della regolazione dei rami alla base. Essendo molto versatile, il pitosforo può assumere le più svariate forme: per le varietà nane, ad esempio, si prediligono tagli sferici o geometrici.

Come tutte le siepi, anche il pitosforo può soffrire dell’attacco di parassiti e malattie, tra cui afidi, cocciniglie e muffe. È quindi essenziale ricorrere a prodotti o rimedi naturali repellenti per gli insetti, dopodiché evitare l’accumulo di acqua e umidità sulle foglie. Quando si annaffia, di conseguenza, è bene procedere sempre alla base, ovvero a livello del terreno.

21 luglio 2018
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