A differenza del cane, il gatto non è un animale che ama essere toccato di frequente, soprattutto in alcune parti del corpo. Molti proprietari si saranno ritrovati con le mani graffiate per una carezza sulla pancia o, ancora, pronti a dover affrontare il soffio di un gatto dopo aver sfiorato la coda. Oggi la scienza arriva in aiuto sia dei felini che dei loro compagni umani, con uno studio che chiarifica come e dove dovrebbero essere accarezzati i gatti.

È stato pubblicato a fine del 2014 sulla rivista scientifica Applied Animal Behaviour Science, ma solo negli ultimi giorni lo studio dell’Università di Lincoln ha fatto capolino sulle testate mondiali. A quanto pare, vi sarebbero delle modalità ben precise per accarezzare il gatto di casa, nonché delle zone da tenere in debita considerazione.

Sulla base del comportamento di 54 esemplari, i ricercatori hanno determinato le zone gradite e sgradite dai felini di casa. Si parte dalla coda, in particolare nella zona dell’attaccatura: sebbene venga accarezzata di frequente, in realtà al micio domestico non piace. Questo perché si tratterebbe di un’area dalle fitte terminazioni nervose, quindi estremamente erogena: la carezza porterebbe a una situazione di sovrastimolazione, un fastidio quasi insopportabile per i quadrupedi. Mediamente indifferente il dorso, dove il gatto non esprime una specifica preferenza, mentre gradito è il viso, in particolare sulle guance e sul mento, pur procedendo sempre con il massimo della delicatezza.

Non sembra avere invece importanza l’ordine con cui il gatto viene toccato, partendo quindi dal volto o viceversa dal dorso, mentre emergono dei dati significati sul rapporto con il proprietario. In molte ripetizioni, così come anche in uno studio antecedente del 2013, sembra che i gatti domestici permettano ai loro proprietari di accarezzarli anche quando l’azione non è pienamente gradita. Una sorta di adattamento che, tuttavia, potrebbe generare stress negli esemplari.

1 luglio 2015
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