Il cavolo è forse uno degli ortaggi più consumati e apprezzati, soprattutto nei mesi autunnali e invernali, quando diventa perfetto accompagnamento di una lunga lista di ricette della tradizione mediterranea. Eppure, il termine cavolo non è altro che la generalizzazione di una famiglia di piante davvero estesa, che comprende dal classico cavolo cappuccio alla verza, passando per il nero e molte altre varietà ancora. Tutte queste, seppur con qualche piccola variazione, possiedono però caratteristiche culturali simili. Come coltivare, di conseguenza, i cavoli?

Prima di cominciare, è bene specificare come i cavoli, sebbene dimostrino una buona resistenza ai più disparati terreni e ad altrettanti climi, potrebbero necessitare di cure specifiche a seconda della propria zona di residenza. Per questo motivo, è utile chiedere informazione al proprio fornitore di prodotti di botanica e di semenze di fiducia, per vagliare la compatibilità della coltivazione con la propria località.

Cosa sapere prima di coltivare il cavolo

Con il termine cavolo si intende una pianta, la Brassica Oleracea, appartenente alla famiglia delle Brassicacee. Ampiamente diffusa in tutte le zone temperate del mondo, dove trova terreno fertile per crescere, questa famiglia vede al suo interno moltissime varietà. Le più famose sono certamente quella del cavolo nero (Brassica oleracea var. acephala), il cavolo broccolo (var. italica), il cavolo di Bruxelles (var. gemmifera), la verza (var. sabauda) e molte altre ancora. Esistono poi numerose ibridazioni, come ad esempio i broccoletti giapponesi. Sebbene l’aspetto possa differenziarsi ampiamente da una varietà all’altra, di norma si tratta di una pianta di media altezza, caratterizzata da un agglomerato di foglie e inflorescenze centrali, avvolte da una folta coltre di foglie esterne di colore scuro. Tutti gli esemplari di cavolo manifestano ottime proprietà nutrizionali, poiché ricche di zolfo, calcio, fosforo, rame, iodio, selenio e magnesio, nonché vitamine B1 e C, utili soprattutto nei mesi invernali. Così come già accennato, le modalità di coltivazione sono abbastanza simili tra una varietà e l’altra: in ogni caso, le informazioni riportate di seguito hanno carattere unicamente generico.

Il clima preferito è quello temperato, tendente comunque al fresco. Temperature oltre la media stagionale, infatti, potrebbero causare una fioritura precoce della pianta. Inoltre, pur amando un’esposizione solare o in mezz’ombra, i cavoli non sopportano facilmente l’arsura estiva.

Il terreno ideale è quello a medio impasto, morbido e altamente drenante, per evitare i ristagni d’acqua. In ogni caso, va ricordato come quasi tutte le varietà di cavolo siano rustiche, quindi potranno facilmente adattarsi ai terricci più disparati. Utile, tuttavia, risulta un’opera di fertilizzazione, anche con concimi organici quali il compost.

Le necessità d’acqua variano a seconda del ciclo vitale della pianta. Dopo la semina, o comunque prima e dopo il trapianto, è necessaria un’annaffiatura frequente per garantire un buon sviluppo delle radici. Durante la fase di crescita e quella vegetativa, invece, sono più che sufficienti i fenomeni atmosferici, a seconda del clima del proprio luogo di residenza.

Coltivazione in orto

La gran parte delle varietà di cavolo può essere coltivata in orto, mentre la crescita in vaso è meno frequente, dato anche l’ingombro della pianta matura. In ogni caso, possono esistere delle eccezioni di successo.

Quale che sia la scelta di coltivazione, importante sarà predisporre il contenitore di destinazione, adagiando sul fondo un letto di ghiaia e cocci, per favorire il deflusso dell’acqua. Si riempie quindi il tutto con del terriccio morbido o a medio impasto, mentre in dimora esterna sarà utile procedere a una concimazione con compost e a una successiva vangatura, per favorire la distribuzione uniforme delle sostanze nutritive nel terreno.

La coltivazione può avvenire per seme, da custodire in un semenzaio morbido dalla fine delle primavera, oppure per trapianto diretto dopo l’acquisto delle piantine. Questa operazione avviene solitamente entro la fine dell’estate, nonché per tutto agosto, affinché venga garantito un sufficiente raccolto autunnale. Per effettuare il trapianto, si scavano delle buche di profondità leggermente maggiore alle piantine, buche che dovranno essere distanziate fra di loro almeno una quarantina di centimetri, meglio se disposte a file.

Tra le necessità di manutenzione cicliche, l’eliminazione di erbacce e piante infestanti, la pacciamatura nei mesi più freddi dell’anno e il controllo regolare di roditori e parassiti.

27 agosto 2016
Lascia un commento