Sorprendente sorpasso in Giappone dove il numero delle stazioni di ricarica per le auto elettriche ha superato la totalità dei distributori di carburante. Al momento nel Paese i caricatori domestici per le batterie delle auto elettriche e i punti di ricarica superveloce presenti nelle città hanno superato quota 40 mila unità. I distributori di gasolio e benzina dislocati sull’intero territorio nazionale ammontano invece a 34 mila.

A riportare questi dati è stata la causa automobilistica giapponese Nissan che ha contribuito attivamente a una diffusione capillare delle colonnine di ricarica per aumentare le vendite di auto elettriche. La Nissan Leaf, fiore all’occhiello della compagnia, ha raggiunto la soglia di 160 mila unità vendute in tutto il mondo dal suo debutto sul mercato avvenuto nel 2011.

Nel 2014 solo negli USA la Nissan ha venduto 30.200 auto elettriche, in Europa 15.096, in Canada 1.085. In totale lo scorso anno la Nissan ha venduto 60.558 auto elettriche. Ciononostante, proprio nella sua terra d’origine, la compagnia ha faticato a far decollare le vendite. Gli automobilisti giapponesi erano frenati dall’acquisto di un’auto elettrica a causa dei timori sulla scarsa autonomia. Per questa ragione, l’aumento del numero di stazioni di ricarica nel Paese è un dato molto incoraggiante per il mercato delle auto elettriche nipponico.

Per non cedere a facili entusiasmi bisogna però sottolineare che i distributori di metano e benzina, anche se presenti in numero inferiore, dispongono ciascuno di diverse pompe per il rifornimento. Il numero dei caricatori elettrici dislocati complessivamente in Giappone si riferisce invece spesso a postazioni singole. Molti poi sono caricatori domestici, installati in garage privati e dunque non fruibili da tutti gli automobilisti.

D’altra parte, in Giappone la sharing-economy sta incontrando un terreno particolarmente favorevole. Non è dunque da escludersi che presto molti privati mettano a disposizione di altri automobilisti le proprie postazioni di ricarica.

Senza contare che le compagnie automobilistiche che stanno investendo molto nell’ampliamento della loro flotta elettrica parallelamente destinano molti dei loro fondi proprio al potenziamento della rete di ricarica. I colossi petroliferi non hanno infatti molto interesse ad aggiungere postazioni per la ricarica delle auto elettriche all’interno delle aree di rifornimento di carburante. Le case automobilistiche preferiscono dunque provvedere autonomamente alla realizzazione di nuovi punti di ricarica.

La Tesla sta investendo molto nella rete di supercaricatori sia in Europa che negli USA. Anche la BMW e la Volkswagen non stanno a guardare. Negli USA le due compagnie automobilistiche hanno deciso di supportare la rete di ricarica offerta da ChargePoint, co-finanziando 100 nuovi stazioni di ricarica elettriche nelle città costiere.

La cooperazione in questo settore è di fondamentale importanza, non soltanto per garantire degli standard di ricarica che favoriscano la diffusione delle auto elettriche, ma anche e soprattutto per ammortizzare i costi. Secondo le stime degli analisti giapponesi costruire una stazione per la ricarica veloce dei veicoli a batteria può costare fino a 100 mila dollari.

Fortunatamente il Giappone può contare sui lauti sussidi governativi. Da marzo del 2013 il governo giapponese ha infatti deciso di coprire fino a 2/3 dei costi delle nuove stazioni di ricarica elettrica. La Toyota, la Honda, la Nissan e la Mitsubishi inoltre hanno deciso di rimborsare le amministrazioni locali che decidono di installare nuove colonnine di ricarica.

17 febbraio 2015
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