Coleottero giapponese: come combatterlo

È giunto in Italia qualche anno fa a seguito dei commerci e degli scambi con l’Asia e, nonostante la sua recente introduzione, ha già dimostrato la sua pericolosità. Il coleottero giapponese, dall’aspetto non molto dissimile da un classico maggiolino, è infatti in grado di danneggiare spazi verdi, coltivazioni e alberi da frutto. Una presenza da combattere senza esitazioni, per evitare che la sua proliferazione risulti incontenibile. Quali sono le procedure e i consigli per eliminarlo, nonché le caratteristiche di questo insetto?

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Prima di cominciare, è bene sottolineare come il coleottero giapponese, così come tutte le altre specie infestanti, è soggetto a lotta obbligatoria: di conseguenza, qualora venissero avvistati degli esemplari, sarà necessario allertare le istituzioni preposte nella propria regione di residenza.

Coleottero giapponese: cosa è?

La Popillia japonica è un coleottero appartenente alla famiglia degli Scarabeidi, noto e molto diffuso in Giappone. Dall’aspetto simile a un classico maggiolino, con un corpo coriaceo di un lucido verde o marrone, l’insetto si caratterizza per dimensioni di circa un centimetro, nonché per la presenza di un profilo ricoperto da puntini bianchi e ciuffi di pelo. L’esemplare, sin dallo stadio di larva, infesta i prati, le piante selvatiche, gli orti e gli alberi da frutto, determinando gravi danni sia per il raccolto che per la sopravvivenza delle specie autoctone.

La distinzione dai comuni maggiolini avviene proprio dal controllo delle macchie bianche posizionate al lato dell’addome, nonché dai peli: questi ultimi, oltre che ai lati, sono presenti anche sul segmento finale del corpo.

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Nei periodi freddi dell’anno gli insetti adulti tendono a rifugiarsi nel terreno, per poi tornare in superficie all’aumentare delle temperature: la loro attività è particolarmente frenetica in estate, a partire dalla fine di maggio sino ad agosto inoltrato. Le larve, invece, tendono a vivere sotto il manto erboso, ricoperte di poco terriccio. Il coleottero giapponese, inoltre, è molto prolifico: ogni femmina può deporre numerose uova, tanto che in poco tempo possono nascere decine di generazioni da una singola coppia di esemplari. Oltre ai manti erbosi, l’insetto può invadere oltre 300 specie di piante e ortaggi, tra cui anche il comunissimo pomodoro, la vite, il peperone, la rosa, il pesco, il susino, il mais, il pisello, il mirtillo e molti altri ancora.

Danni procurati e lotta obbligatoria

Il coleottero giapponese è un insetto decisamente infestante e famelico, capace di procurare ingenti danni sia nello stato larvale che in quello adulto. Le larve, oltre a distruggere interi manti erbosi con la loro nutrizione, tendono a consumare anche le radici delle più svariate varietà, riducendo la capacità delle specie affette di assorbire acqua e principi nutritivi dal terreno.

Gli adulti, invece, attaccano foglie, fiori e frutti di tutte le specie che li ospitano, consumando completamente la pianta. Attivi di giorno, soprattutto in caso di sole caldo e soffocante, gli insetti si muovono in gruppo, mangiucchiando la pianta infestata dall’alto verso il basso. È proprio l’azione di più individui alla volta che determina le maggiori conseguenze per l’agricoltura: il singolo esemplare, infatti, è in grado di rilasciare specifici ferormoni per richiamare i propri simili, trovata della vegetazione particolarmente gradita per il consumo. Inoltre, questa strategia favorisce l’accoppiamento: il richiamo nutritivo attira ovviamente anche molteplici femmine con cui riprodursi. Non è però tutto, poiché tali ferormoni sembrano possano incuriosire anche altri coleotteri autoctoni: sebbene questi siano solitamente innocui, l’azione congiunta può contribuire ad amplificare il danno.

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Come già accennato, il coleottero giapponese è sottoposto a lotta obbligatoria, di conseguenza sarà necessario allertare le istituzioni preposte, quali il Servizio Fitosanitario della propria regione. Diverse sono le tecniche di contenzione ed eliminazione, definite dagli appositi organismi in relazione alle specifiche esigenze territoriali.

Uno dei metodi diffusi di controllo vede il ricorso a speciali trappole meccaniche, posizionate nelle vicinanze delle piante ospite. Questi strumenti sono capaci di attirare il coleottero con specifiche esche e, una volta che l’insetto ha ottenuto l’accesso alla trappola, non può più uscirne. Vengono quindi impiegati anche pesticidi e sostanze chimiche apposite, tra cui composti clororganici, organofosfati e carbammati, nonché alcune tecniche di lotta biologica. L’introduzione di predatori, quali formiche e talpe, possono ridurne la popolazione poiché ghiotti delle larve, mentre buoni risultati si sono ottenuti anche da antagonisti naturali come le vespe Tiphia popilliavora e Tiphia vernalis, quindi dalla mosca Istocheta aldrichi. Ancora, efficaci si rivelano anche nematodi, funghi e batteri. Si può agire poi sul fronte colturale, limitando i ristagni d’acqua dall’irrigazione poiché necessari alle femmine per deporre, ma anche tramite rimozione manuale dalle piante affette.

24 giugno 2017
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