Un gruppo di feroci coccodrilli, scelti fra i più famelici, a protezione delle carceri. È questa la singolare proposta avanzata in Indonesia, per evitare il traffico di stupefacenti all’interno delle prigioni, le evasioni e i contatti dei boss col mondo esterno: alligatori e coccodrilli di guardia, inseriti in un grande fossato attorno alle strutture carcerarie. Al momento, non è noto se un simile progetto verrà davvero realizzato.

Il generale Budi Waseso, commissario capo della National Narcotics Agency, ha proposto al Ministero della Giustizia e dei Diritti Umani di costruire delle carceri speciali per i trafficanti di droga. La struttura, secondo la sua idea, potrebbe sorgere su un isolotto remoto, dove predisporre un fossato per affamati coccodrilli. In questo modo si impedirebbero contatti non voluti con il mondo esterno, soprattutto in termini di spaccio all’interno delle prigioni o di tentativi di evasione. Non è però tutto poiché, secondo quanto riportato da UPI, la proposta sarebbe addirittura più cruenta: ai carcerati verrebbe offerto quotidianamente del cibo, ma per le restanti necessità dovrebbero “cavarsela da soli”.

Al momento, la proposta non sarebbe stata ancora presa in considerazione dal Ministero, anche perché vi potrebbero essere molti intoppi sul percorso per un’effettiva applicazione. Primo fra tutti i diritti umani inviolabili dei carcerati, i quali non possono essere negati nemmeno in condizioni di detenzione. Poi le esigenze di vita e habitat di coccodrilli e alligatori che, come molti critici sostengono, non possono essere stipati a centinaia in fossati su isole remote.

L’Indonesia ha da tempo delle leggi molto severe sul traffico di droga, con anche la pena di morte in alcuni casi. Un sistema di normative così rigido si sarebbe reso necessario a seguito della crisi negli ultimi anni, con una crescita esponenziale delle attività della criminalità organizzata per la distribuzione e la vendita delle sostanze stupefacenti. L’ipotesi dei coccodrilli, nonostante la guerra ai boss deòòe droghe, appare tuttavia decisamente remota.

11 novembre 2015
Fonte:
UPI
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