Coca Cola e Pepsi cambiano il colorante, è a rischio cancro

Coca Cola e Pepsi per una volta sembrano trovarsi d’accordo, quel colorante deve cambiare. La decisione presa dalle due aziende di produzione mondiale di bibite gassate deriva dalla presenza nel caramello, utilizzato per fornire alle rispettive bevande i loro tipici gusti e colori, di un elemento recentemente inserito dallo Stato della California tra quelli potenzialmente cancerogeni, il 4-mei.

Coca Cola ha dovuto operare in fretta e chiedere rapidamente ai propri fornitori di produrre il caramello necessario alla propria formula facendo sì che durante la lavorazione si generasse una minor presenza di 4-methylimidazole. La minaccia per il colosso delle bibite gassate era di dover apporre sulle proprie lattine una scritta simile a quella richiesta ai pacchetti di sigarette: “Può provocare il cancro”.

Repentino cambio di rotta quindi per Coca Cola, seguito poi da Pepsi, ma a quanto pare solo per quanto riguarda le modalità di produzione dei prodotti destinati ai consumatori del Nord America. In Europa tutto rimarrà però come in precedenza. Per i consumatori europei arrivano però le rassicurazioni sulla sicurezza della stessa azienda statunitense e quelle più importanti della Food and Drug Administration (FDA):

Per arrivare alla quantità di sostanza che iniettata agli animali sembra aver generato un cancro – puntualizza un portavoce dell’ FDA – si dovrebbero bere 1.000 lattine di Coca al giorno.


Preoccupazione che sembra quindi soltanto sulla carta, ma che ad ogni modo rilancia il potenziale rischio per la salute di un ripetuto consumo di bevande gassate. Il consiglio è sempre quello di preferire succhi di frutta e bevande il più possibile sprovviste, meglio se totalmente prive, di conservanti e coloranti di origine chimica. Il nostro corpo, papille gustative comprese, alla lunga ci ringrazieranno.

12 marzo 2012
I vostri commenti
Ignazio, lunedì 12 marzo 2012 alle23:19 ha scritto: rispondi »

Cosa e chi ci guadagna a demonizzare la chimica (mistificando la scienza)? Ancora una volta si deve constatare, sui media, il trionfo dell'ignoranza crassa su problematiche chimiche (bromatologiche per la precisione), questa volta, pare, a carico del prestigioso Corriere della sera (o del cronista di Green Style seguitissimo magazine di Gruppo HTML, non è ben chiaro, in pratica, di chi sia la paternità delle affermazioni fatte). Infatti, secondo quanto riportato sopra, il consiglio sarebbe quello di stare alla larga da bevande gassate e da conservanti e coloranti di origine chimica!!!! con riferimento all'uso del caramello come colorante della Coca Cola e della Pepsi. Innanzi tutto occorre precisare che i conservanti ed i coloranti naturali ed artificiali sono entrambi inequivocabilmente sostanze chimiche (e non di “origine chimica”), inoltre tutti i principi alimentari (proteine, grassi, carboidrati, vitamine, sali minerali, acqua e l’ossigeno dell’aria che respiriamo) sono inequivocabilmente sostanze chimiche che, peraltro, nutrono l’uomo da quando è comparso sulla terra. Intendo puntualizzare che le sostanze chimiche, in quanto tali (cioè chimiche), non sono né tutte buone né tutte non-buone, ma, semplicemente si differenziano, indipendentemente dalla loro origine naturale o artificiale, in buone e non-buone in funzione dell’interazione che hanno con il nostro organismo. Parimenti si può affermare, per quanto riguarda il caramello, che ve ne sono di buoni e di meno buoni in funzione del tenore in composti potenzialmente cancerogeni (così vengono definiti dalla comunità scientifica) quali il 4-metilimidazolo che può formasi, mediante la reazione di Maillard tra carboidrati e composti contenenti gruppi amminici (come avviene durante la doratura di alcuni alimenti o su alimenti arrostiti o torrefatti). Può però ritrovarsi nei prodotti colorati con il caramello industriale ottenuto tramite un procedimento all'ammoniaca o al solfito d’ammonio (in questo caso si tratta del Colorante E 150). Lo stesso 4-metilimidazolo può anche derivare da processi microbiologici di tipo fermentativo. Preparazione del caramello (una delle tante ricette utili scaricabili dal web): “in un recipiente di metallo, con il manico sufficientemente lungo per non scottarsi, si versano 300 grammi di zucchero e, così com’è, si mette al fuoco. Dopo un certo tempo lo zucchero comincia a fondere e occorre rimestarlo con una spatola o cucchiaione di legno perché non carbonizzi nei punti più esposti al calore. Dapprima imbionda e poi scurisce sempre di più rapidamente sino ad arrivare al bollore che si preannuncia con una finissima grana superficiale, come vino che spuma. A questo punto occorre toglierlo rapidamente dal fuoco e porre il recipiente a bagno in acqua fredda rimestando per fermare la caramellatura, la quale tuttavia prosegue data l’alta temperatura raggiunta (oltre i 190 C.). Ovviamente bisogna fare attenzione che in esso non cada nemmeno una goccia d’acqua per non ustionarsi. Si lascia quindi raffreddare sino a che può ricevere 125 grammi d’acqua e si rimette al fuoco rifacendolo pazientemente riscaldare e sciogliere in uno sciroppo liquido ambrato che si conserverà in una bottiglia ed all’occorrenza se ne verseranno uno o due cucchiaini sul fondo della forma da Budino, prima di introdurre il preparato da cuocere.” È sufficiente considerare tale ricetta per comprendere come non sia possibile la formazione del 4-metilimidazolo in quanto tra gli ingredienti non sono presenti composti ammoniacali. Naturalmente ciò non significa che tra le centinaia di composti che si formano per degradazione termica degli zuccheri non ce ne possano essere non-buoni; la conferma ce la offre l’analisi chimica di tale tipo prodotto: i composti tipici dell'aroma del caramello sono, infatti, furani, furanoni, piranoni e altri composti carbociclici. Lo loro concentrazione è influenzata dalla temperatura e dalle condizioni di acidità o basicità dell'ambiente di preparazione, in particolare, si possono ritrovare derivati del furano, come l'idrossimetilfurfurolo (HMF) e l'idrossiacetilfurano (HAF), furanoni come l'idrossidimetilfuranone (HDF), il diidrossidimetilfuranone (DDF) e i piranoni maltolo (dai disaccaridi) e idrossimaltolo (dai monosaccaridi). Tra questi l’HMF viene utilizzato come indice del “danno tecnologico” conseguente ai trattamenti termici, la sua sicurezza tossicologica, come quella degli altri composti è in discussione. La definizione di sicurezza assoluta in campo alimentare non esiste, la ricerca scientifica, attraverso l’affinamento delle tecniche analitiche e delle conoscenze biochimiche e fisiopatologiche relative alle diverse fasi del ciclo vitale dell’uomo, può aiutare l’umanità nel migliorare l’affidabilità di cibi e bevande.  

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