L’energia eolica non è solo una fonte rinnovabile su cui puntare per il futuro dell’ambiente, ma anche una tecnologia che continua a sollevare polemiche, a volte del tutto immotivate. Vi è chi lamenta un impatto visivo troppo pesante a causa degli alti tralicci che deturperebbero il paesaggio, chi ancora accusa le pale eoliche di essere degli spietati killer di volatili, nonostante progetti per impianti di ultima generazione con sistemi di sicurezza per gli uccelli di ogni specie. A tentar di porre fine a ogni critica è Alfredo Lavagnini, ricercatore dell’Istituto dell’Atmosfera e del Clima del CNR.

Il tutto nasce dall’ennesima polemica apparsa fra gli ambientalisti, a seguito di uno studio della State University di New York volto a indagare i possibili effetti delle turbine sul clima. Gli impianti alimentati a vento, infatti, scalderebbero il terreno durante la produzione di energia elettrica, con possibili effetti negativi sull’agricoltura locale. Lavagnini tuttavia esclude questa ipotesi, perché non sarebbe il caldo a danneggiare le colture, bensì il freddo:

«Di notte il terreno si raffredda e l’aria sovrastante, se non viene mossa dal vento, si raffredda, creando problemi alle coltivazioni. È questo il vero problema per l’agricoltura, tanto che in Sicilia ci sono zone agricole dove sono stati installati dei ventilatori ad hoc per rimuovere l’aria fredda ed evitare quei fenomeni, come la brina, che possono rovinare le coltivazioni. […] Di giorno, poi, il problema non sussiste. In Danimarca e Olanda ci sono aree densi di generatori eolici dove al di sotto convivono attività agricole e di pastorizia».

Non vi è, però, solo il surriscaldamento teorico a preoccupare gli scettici sull’energia eolica, ma anche questioni di carattere minore. In molti, ad esempio, hanno contestato alle turbine un eccessivo rumore, un vero e proprio inquinamento acustico deliberato. Anche per questa accusa, però, il ricercatore del CNR ha una valida risposta:

«Il problema più citato è sicuramente il rumore che viene prodotto ma le attuali macchine riducono di molto il problema. In Danimarca, ad esempio, si riesce a lavorare tranquillamente anche avendo un parco eolico a distanza di 150 metri. Il vero rumore è quello delle strade e del traffico ma noi ci conviviamo tranquillamente».

Certo, la soglia della tolleranza al rumore è variabile da persona a persona, ma è proprio per questo che ultimamente la scienza si sta orientando verso le installazioni in mare, seppur più costose di quelle classiche. Oltre a eliminare il fastidio acustico, infatti, producono più energia sfruttando al meglio le correnti aeree marine e, fatto questo non da poco, sono scevre da qualsiasi responsabilità in termini di danneggiamento dei terreni e dell’agricoltura. In altre parole, per il CNR l’eolico non solo è una tecnologia da assolvere, ma da incentivare per una produzione pulita e consapevole di energia.

8 settembre 2012
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