Il riscaldamento globale è un fatto certo e la sua causa principale va rintracciata nelle emissioni di gas serra prodotte dall’uomo. Le forzanti naturali (attività solare ecc.) hanno la loro incidenza ma non sono il fattore determinante.

Questo, ridotto all’osso, è quanto si sostiene nel documento di recente pubblicazione “Clima, cambiamenti climatici globali e loro impatto sul territorio nazionale”, risultato del lavoro di un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC) del CNR.

In base agli studi e alle analisi effettuate dalla comunità scientifica internazionale

i livelli atmosferici attuali di CO2 e CH4 sono i più alti degli ultimi 650 mila anni e sono stati raggiunti con una rapidità mai osservata prima

Dai dati osservati risulta altresì evidente l’innalzamento della temperatura globale negli ultimi 150 anni e nelle regioni polari, i valori riscontrati rappresentano più del doppio della media globale.

Il global warming, che con grande probabilità proseguirà nel corso del XXI secolo, produce conseguenze

già parzialmente in atto, quali innalzamento del livello del mare, alluvioni, incendi più estesi, siccità, desertificazione, fusione e possibile collasso di ghiacciai terrestri, riduzione del ghiaccio marino, diffusione di malattie, collasso di ecosistemi, migrazioni di massa

Sul piano regionale, il quaderno evidenzia come l’area mediterranea sia un punto caldo (hot-spot), molto sensibile ai cambiamenti climatici.

In Italia assistiamo ad una tendenza alla trasformazione del clima che diventa più secco e caldo accompagnato da un’intensificazione delle precipitazioni col rischio del verificarsi di frane, alluvioni ed erosione del suolo. Al nord e nelle zona alpina aumenta la temperatura media (+ 1° C) e si ritirano i ghiacciai.

11 novembre 2009
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