Il Clostridium perfringens è un batterio anaerobio che si trova nelle feci, sia umane che canine e suine. Di conseguenza, la sua presenza è segnalata nel terreno, nell’aria e nell’acqua.

Al genere Clostridium appartengono più di 200 specie batteri Gram positivi e anaerobi, tra questi anche il ben noto Clostridium botulinum. Il perfringens condivide con il botulino alcune caratteristiche, come ad esempio la crescita in ambiente privo di ossigeno e la scarsa resistenza in ambiente acido, mentre produce una tossina più resistente al trattamento termico.

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La tossinfezione si manifesta, nella maggior parte dei casi, a seguito di ingestione di carne contaminata. Le spore del perfringens possono sopravvivere alla cottura, specialmente se si tratta di un procedimento rapido che non raggiunge elevate temperature. Le spore resistenti possono germinare e, di conseguenza, liberare la tossina anche quando l’alimento cotto viene lasciato a temperatura ambiente o, addirittura, nei recipienti che mantengono il calore, soprattutto se la temperatura è inferiore a 60°C. È più comune che questa tossinfezione si contragga mangiando nelle mense e, in generale, nei locali dove viene distribuito cibo già pronto. Più rari sono gli episodi in ambiente domestico.

Nella maggior parte dei casi, il Clostridium perfringens produce l’enterotossina nell’intestino tenue dell’ospite e le manifestazioni cliniche sono limitate al tratto gastrointestinale.

Il Clostridium Perfringens è distinto in 5 sottotipi: A, B, C, D ed E. Tra tutti, l’A è responsabile della maggior parte delle infezioni all’uomo nel nostro Paese e, più in generale, nel mondo occidentale. Le infezioni si manifestano con diverso grado di gravità, in relazione al sottotipo contratto e della via di infezione: si può verificare gastroenterite con i comuni sintomi associati, fino a una grave e irreversibile necrosi dei tessuti.

Tossinfezione alimentare da Clostridium Perfringens

Carne contaminata e prodotti derivati sono il veicolo di trasmissione del perfringens di tipo A, le cui spore germinano nel nostro intestino. Anche il pesce elaborato può essere veicolo di infezione.
Dopo un breve periodo di incubazione, che di solito è al massimo di un giorno, l’enterotossina liberata provoca una modifica della permeabilità tissutale nel tratto dell’intestino tenue, quindi la conseguente iper secrezione di liquidi. I sintomi più comuni sono forti crampi addominali, diarrea acquosa, nausea e vomito. È normalmente senza febbre. Nell’arco di circa 24-30 ore, i sintomi si alleviano. Il medico, di solito, non consiglia la somministrazione di antibiotici e prescrive solo una terapia di supporto per favorire l’idratazione e il controllo dei sintomi, anche dolorosi.

Enterite necrotizzante

L’ingestione di carne contaminata con Clostridium perfrigens di tipo C, più raro rispetto al tipo A, è la causa di una grave tossinfezione che può causare emorragia e necrosi della mucosa dell’intestino.

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I sintomi si manifestano nell’arco di poche ore dal pasto e sono rappresentati da forti crampi addominali, diarrea sanguinolenta e anche shock improvviso. La malattia richiede l’intervento del medico: in quasi la metà dei pazienti l’esito è fatale. Poco nota nel nostro paese, questa tossinfezione grave è molto comune nei Paesi poveri, come sono la Papuasia e la Nuova Guinea.

Gangrena gassosa

Questa è l’infezione più grave causata dal Clostridium perfrigens e si manifesta con l’irreversibile degenerazione e morte del tessuto muscolare. L’infezione, pur essendo sostenuta da questo ceppo di batteri, si contrae attraverso le ferite cutanee. La malattia è grave, di esclusiva competenza del medico. La malattia sistemica richiede la terapia antibiotica e, talvolta, anche l’intervento chirurgico.

8 novembre 2017
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