Clonazione alla Maturità 2018: ecco cosa sapere

Sono migliaia gli studenti che, in questi giorni, si trovano ad affrontare gli esami di Maturità 2018: l’epilogo finale del percorso di studi alle scuole superiori, prima del passaggio all’Università. E, come tradizione, questo momento fondamentale nella vita dei giovani diciottenni si apre con la classica prima prova di italiano. Fra i tanti temi proposti, anche un titolo dedicato alle questioni scientifiche ed etiche della clonazione di animali, a partire dalla famosissima pecora Dolly fino alla recente coppia di macachi clonata in Cina.

La traccia, appartenente all’ambito tecnico-scientifico fra le tante proposte, prende le mosse dalla definizione di bioetica fornita dall’Enciclopedia Treccani, nonché da un recente articolo pubblicato da Focus sulla prima clonazione di primati non umani, avvenuta in Cina pochi mesi fa. Ma quali sono i passaggi fondamentali del progresso scientifico sulla clonazione?

Il caso più famoso di clonazione è quello di Dolly, una pecora scozzese nata nel 1996, nonché primo mammifero a essere clonato a partire da una cellula adulta. Sebbene gli studi e gli esperimenti in materia siano anche di molto antecedenti alla nascita dell’ovino, prima di allora tutti i tentativi si erano concentrati su un processo di copia genetica embrionale. Con Dolly, invece, gli scienziati dello scozzese Roslin Istitute hanno estratto il nucleo di una cellula adulta della mammella di una pecora bianca Finn Dorset e, dopo averne modificato il mezzo di coltura per riprogrammarne letteralmente la crescita, lo stesso è stato inserito in una cellula uovo di una pecora nera Scottish Blackface. La cellula derivata da questa fusione è stata quindi tenuta in coltura per circa una settimana, affinché si potesse monitorare il corretto processo di divisione cellulare, per poi essere impiantata nell’utero di un terzo ovino Scottish Blackface, una madre surrogata.

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Per raggiungere questo successo, gli scienziati tentarono 277 fusioni cellulari, ottenendo in totale 29 embrioni impiantati in 13 madri surrogate. Solo la gravidanza di Dolly fu portata a termine, tuttavia, con la nascita dopo 148 giorni di un agnello di circa 6 chilogrammi. Dopo la pecora scozzese, sempre negli stessi anni vennero clonati numerosi altri animali, dai topi agli asini, mentre nel 2004 venne clonato un topo a partire da un neurone olfattivo.

Nel gennaio del 2018 è stato annunciato uno studio asiatico del tutto analogo a quello della pecora Dolly, poiché basato sulla medesima tecnica. L’esperimento, condotto dall’Accademia delle Scienze di Shanghai e guidato dal direttore dell’Istituto di Neuroscienze Mu-ming Poo, ha portato alla nascita dei primi due primati non umani clonati: due macachi femmina, ribattezzati Zhong Zhong e Hua Hua. Le scimmie sono le uniche nate da 79 embrioni clonati, impiantati in 21 madri surrogate e, sebbene siano geneticamente identici, i due primati hanno età diverse: al momento della presentazione dello studio, infatti, Zhong Zhong aveva superato le 8 settimane, mentre Hua Hua le sei. Lo studio in questione ha generato molta curiosità, poiché si tratta del primo esperimento di successo in animali geneticamente molto simili all’uomo, ma ha anche sollevato diverse questioni etiche. Secondo i ricercatori, tuttavia, sarebbe essenziale poter disporre di animali dallo stesso corredo genetico per studiare più a fondo alcune delle malattie che negli ultimi anni stanno colpendo maggiormente l’uomo, dal Parkinson all’Alzheimer.

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Oltre alla ricerca scientifica e universitaria, di recente la clonazione è giunta anche a livello commerciale, almeno sul fronte degli animali domestici. Da qualche anno, infatti, alcune società cinesi e sudcoreane offrono la possibilità – per cifre superiori ai 100.000 dollari – di clonare il proprio cane, per ottenerne un esemplare identico dopo il decesso per anzianità del quadrupede originario. La pratica ha destato molta curiosità sulla stampa, tanto da attirare anche celebrità come Barbra Streisand, ma gli esperti hanno voluto sottolineare come questa tecnica non garantisca l’arrivo di un cane effettivamente identico a quello già posseduto. Sebbene i due esemplari siano esteticamente e geneticamente sovrapponibili, carattere, personalità e inclinazioni variano anche sensibilmente.

20 giugno 2018
I vostri commenti
Luigi Santoro, venerdì 13 luglio 2018 alle11:59 ha scritto: rispondi »

E' possibile con i progressi attuali sulla clonazione possa essere possibile riportare in vita un mammuth, visto che sono state trovate carcasse nei ghiacci molto ben conservate)

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