I proprietari di cani nel Regno Unito presto potranno accedere alla possibilità di clonare i loro amici a quattro zampe, una novità che renderà felici molti amanti della categoria. Ma gli studiosi avvertono che non si potrà replicare l’indole del proprio amato, ma solo l’aspetto genetico e fisico. Un progetto che solitamente costa 63.000 sterline, tuttavia gli inglesi potranno approfittarne gratuitamente. Una sperimentazione che sicuramente rallegrerà molte persone, ma che potrebbe creare delusioni nei cuori di chi ambisce a ricongiungersi con l’amico più caro.

Sono molti i fattori che possono incidere sullo sviluppo e la nascita di un cagnolino clonato, dal grembo materno all’ambiente circostante, oltre al carattere personale. Inoltre, per replicare un essere vivente è importante che questi sia in condizioni perfette, sia dal punto di vista fisico che di salute. Gli studiosi poi avvertono che l’esito non sempre soddisfa, perché la clonazione avviene per uno e due casi su 100 esemplari. La tecnica consiste in un prelievo cellulare dalla pelle del cane campione, quindi si replica il DNA in laboratorio per sviluppare un embrione e seguirne la crescita e gestazione per due mesi. Il tempo tecnico prima del parto.

L’azienda che si occuperà della pratica esecutiva è la sudcoreana Sooam Biotech, che assicura di non aver mai fallito nella clonazione di un cane. Sono circa 400 i successi ottenuti e riguardano cani da soccorso, della Polizia ed esemplari appartenenti a uomini molto ricchi. Chi non volesse clonare subito il proprio amico potrà avvalersi di una banca delle cellule, dove poter conservare il materiale in previsione di una futura realizzazione.

L’attività di clonazione dei cani rientra in un progetto documentaristico che verrà ripreso e trasmesso l’anno prossimo per Channel Four. Le domande di partecipazione verranno raccolte entro il 25 novembre visitando la pagina Facebook aperta per l’evento, riportata qui fra le fonti, e indicando perché si vorrebbe accedere a una simile pratica. Lo scienziato Insung Hwang di Sooam Biotech assicura il successo dell’operazione e la possibilità di replicare qualsiasi esemplare di razza e misura.

Invece il professore Robin Lovell-Badge – capo del Developmental Genetics al MRC National Institute for Medical Research – sostiene i buoni risultati del programma di clonazione, ma mette in guardia sulle difficoltà tecniche e anche emotive. Molti embrioni potrebbero morire durante la fase sperimentale e i risultati potrebbero non soddisfare, perché il cane risulterebbe identico solo dal punto di vista fisico, ma non emotivo e caratteriale. Inoltre esisterebbero conseguenze emotive e fisiche per le cagnoline fattrici, possibili vittime di un aborto naturale o di una morte embrionale.

Dello stesso avviso il professore Tom Kirkwood della Newcastle University, proprietario lui stesso di un cane, quindi in sintonia con le motivazioni che spingono verso la clonazione. Come lui stesso afferma, è comprensibile l’aspetto sentimentale che smuove verso la pratica, ma i risultati non potranno mai replicare il legame emotivo ed affettivo esistente con il cane d’origine. La morte di un animale implica reazioni importanti, tra queste la necessità di lasciare andare il corpo conservando il ricordo, scendendo a patti con il dolore.

31 ottobre 2013
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I vostri commenti
KLAUS DURMONT, giovedì 31 ottobre 2013 alle19:16 ha scritto: rispondi »

Doveva essere prevedibile che in Gran Bretagna dove sono quelli che amano di più i cani non avessero ancora una legge per permettere loro la clonazione. Eppoi vedo che una di questi inglesi ha speso 50 mila dollari per avere il suo clonato, forse aspettando avrebbe risparmiato un bel po'

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