In un convegno tenutosi ieri a Milano il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini traccia le linee guida per lo sviluppo della mobilità a zero emissioni.

In Europa i costi esterni del trasporto ammontano a circa 100 miliardi di euro, pari all’1% del PIL del Vecchio Continente. A incidere maggiormente sono la congestione (51% del totale), l’inquinamento atmosferico (19%), il rumore (14%), gli incidenti (10%) e impatto sui cambiamenti climatici (6%). Un contributo per migliorare questo quadro potrebbe arrivare dall’avvento dell’auto elettrica che avrebbe effetti benefici su almeno tre fronti: emissioni di gas serra, elementi tossici e inquinamento acustico. Il tutto con ripercussioni positive su altri conti economici. La vendita del 10% di auto elettriche nel 2020 consentirebbe di risparmiare 5,1 miliardi di litri di benzina l’anno e creerebbe 35.000 nuovi posti di lavoro che, con l’indotto, potrebbero arrivare a 300.000.

La ricetta di Clini

Se i vantaggi della mobilità a batteria sembra accertata, la domanda che rimane sospesa è come favorirne la crescita. A cercare di dare una risposta sono i relatori di “L’auto elettrica ama il green“, il convegno organizzato dall’Assessorato alla Mobilità del Comune di Milano con Asso Energie Future, tenutosi ieri, 24 gennaio, a Palazzo Reale del capoluogo lombardo. Un incontro con interventi qualificati come quello del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Che ha rimarcato l’importanza di sostenere la nuova filiera industriale, indispensabile per il rilancio dell’economia nazionale. Per farlo il Governo sta pensando a diverse ipotesi. La prima è l’approvazione rapida della proposta di legge ferma da anni in Parlamento che introdurrebbe, tra l’altro, incentivi fino a 5.000 euro per l’acquisto di auto elettriche e diverse agevolazioni per lo sviluppo delle infrastrutture. Altre ipotesi allo studio sono l’approvazione di una norma basata sui crediti d’imposta (detrazione del 55%) già impiegata con successo per lo sviluppo delle fonti rinnovabili o la riduzione dell’Iva. Strumenti che hanno il merito di creare investimenti e di fare emergere l’economia “sommersa”, con ripercussioni positive sulle entrate fiscali.

Strigliata a Fiat

Il Ministro “tecnico” ha sollecitato anche l’industria italiana a contribuire alla crescita del settore, augurandosi di potere presto guidare un’auto elettrica “Made in Italy”. Sul tema non è mancata una garbata strigliata a Fiat, rea di avere archiviato troppo presto il progetto della Multipla Hybrid del 2000 e di non sfruttare l’eccellenza nel comparto di Magneti Marelli per lo sviluppo dell’auto elettrica. A rispondere indirettamente a Clini è stato Silvio Angori, amministratore delegato della Pininfarina, azienda che ha una commessa di 3.000 auto elettriche per il car sharing di Parigi. E che ha ricordato che basterebbe “elettrizzare” il 10% delle 600.000 auto blu italiane per consentire all’industria italiana di finanziare lo sviluppo della mobilità a zero emissioni.

Creare la ricarica rapida

Dal convegno è emersa anche la necessità di potenziare la nascente infrastruttura di ricarica pubblica. Oltre all’estensione territoriale, i diversi relatori hanno auspicato l’avvento delle stazioni di ricarica rapide (80% del “pieno” in 15 minuti) che consentono di fare “rifornimento” mentre si fa la spesa, si va al cinema o ci si allena in palestra. Ma anche dal distributore, nelle officine o in discoteca, per rendere “trendy” le auto elettriche ai giovani. Unico intervento in controtendenza, quello di Leopoldo Montanari della Lem Reply, società di consulenza in servizi innovativi, che ha ribadito che coloro che acquistano una vettura a batterie tendono a ricaricare dalla presa di casa o dell’ufficio.

Il matrimonio con l’energia verde

Ultima esigenza segnalata dagli intervenuti è l’alleanza della mobilità elettrica con il comparto delle energie rinnovabili. Un matrimonio che consentirebbe di rendere effettivamente a emissioni zero i modelli con la “scossa” e che favorirebbe la creazione di una nuova rete elettrica “intelligente”, quella delle smart grid. Un sistema che consente di sfruttare appieno l’energia proveniente da piccoli impianti e prodotta da fonti instabili, come fotovoltaico, eolico e altre fonti verdi. E dove le auto elettriche potrebbero costituire un anello importante per ottimizzare la distribuzione di energia: assorbire elettricità negli accumulatori quando c’è corrente in eccesso e a basso costo per rilasciarla quando la domanda e i prezzi sono alti.

25 gennaio 2012
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I vostri commenti
Alfa526, martedì 8 maggio 2012 alle23:20 ha scritto: rispondi »

Clini non capisce che il denaro pubblico deve incentivare le aziende Italiane. Il momento degli incentivi per l'auto elettrica arriverà quando esisterà una produzione Italiana in Italia. Incentivare ora significherebbe dare soldi a imprese concorrenti danneggiando la nostra già malridotta bilancia commerciale.

andrea, martedì 7 febbraio 2012 alle13:18 ha scritto: rispondi »

Per risolvere il problema delle ricariche sulle auto elettriche,basterebbe inserire nelle aree di servizio, dei box con batterie sempre cariche,le auto dovrebbero avere tutte le stesse batterie montate su dei carrelli estraibili quindi la sostituzione sarebbe immediata senza dover attendere la ricarica    

Info, mercoledì 25 gennaio 2012 alle11:02 ha scritto: rispondi »

purtroppo il problema delle auto elettriche è che contrastano con gli interessi di alcuni tra gli uomini più ricchi del mondo di oggi e non sarà facile farle prevalere sulle auto tradizionali

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