Buste di plastica e bioshopper, presto una norma ne regolamenterà la produzione e distribuzione. Dal ministero dell’Ambiente rassicurazioni in merito dopo che accese polemiche erano scaturite a causa della “sparizione” dal decreto milleproroghe dell’obbligo di utilizzare i sacchetti biodegradabili. Governo Monti al lavoro per regolamentare il segmento produttivo, come confermato dallo stesso Corrado Clini:

Stiamo lavorando sulla norma per applicare la legge e identificare le caratteristiche di biodegradabilita’ e compostabilita’ dei sacchetti di plastica.

Secondo Corrado Clini il problema principale è la definizione di quali caratteristiche siano da considerare per indicare le buste come ammissibili. Rigettare a priori l’ipotesi bioplastiche, sostiene il ministro, è un’opzione che non può essere presa in considerazione:

Non è una questione di lobby ma di stare ai fatti – ha aggiunto – la chimica verde è un asset strategico per l’Italia e dobbiamo consentire alla nostra industria di competere con gli altri Paesi. Occorre spiegarlo ai consumatori. Non si possono aprire campagne ideologiche che di ideologia non hanno nulla. Se diciamo che le bioplastiche mettono a rischio la sicurezza alimentare – ha concluso Clini – siamo sulla strada sbagliata.

Le dichiarazioni di Clini arrivano dal convegno nazionale di Assoplastiche, durante il quale il presidente dell’associazione Marco Versari chiede che ci si attenga a quanto stabilito in sede europea:

Le bioplastiche devono sostanzialmente avere gli standard della cellulosa che si dissolve nell’ambiente, in determinate condizioni, in 180 giorni. Non è un obiettivo impossibile. Lo provano le aziende, da Novamont a Mossi & Ghisolfi, che offrono prodotti certificati e che nei prossimi 5 anni investiranno in Italia 700 milioni di euro per sviluppare la chimica verde.

Nel frattempo i dati sulla diffusione negli esercizi commerciali delle buste biodegradabili non fanno certo ben sperare per l’ambiente: nonostante 9 commercianti su 10 si dichiarino favorevoli ai bio sacchetti, ben un negoziante su tre continua a usare senza problemi i normali sacchetti in plastica. Addirittura 6 su 10 utilizzano buste di cui non conoscono con esattezza l’impatto ambientale.


Caos che ha finito con il ripercuotersi persino sul settore pubblico, dove si è creata confusione nella gestione della raccolta differenziata. Secondo David Newman del Consorzio Italiano Compostatori:

Ci sono Comuni che stanno sbagliando gli acquisti: distribuiscono sacchetti per la raccolta dell’umido che non si degradano nei tempi giusti. Questo errore ci costa già oggi 20 milioni di euro l’anno in danni agli impianti di compostaggio che restano intasati dalla plastica.

| La Repubblica

12 gennaio 2012
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AGI
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