La ricerca condotta sui materiali ha il vantaggio di poter di spalancare le porte all’innovazione. Lo dimostra il progetto messo in campo da un team della University of Colorado Boulder, al lavoro su quello che viene definito un metamateriale dalle proprietà potenzialmente rivoluzionarie, che non si trovano in natura: può fungere come una sorta di sistema d’aria condizionata per strutture di ogni tipo.

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La sua peculiarità è quella di saper raffreddare qualsiasi tipo di oggetto senza consumare energia né impiegare liquidi per la dispersione del calore, anche se sottoposto alla luce diretta del sole. Il segreto è rappresentato dalla sua struttura, che da una parte riflette i raggi provenienti dall’esterno disperdendoli nello spazio circostante e dall’altra consente in simultanea la fuoriuscita del calore proveniente dall’interno, sotto forma di radiazioni termiche a infrarossi.

Una soluzione di questo tipo potrebbe trovare il proprio ambito di applicazione, ad esempio, negli impianti di produzione dell’energia, dove tradizionalmente si impiega un grande quantitativo d’acqua per mantenere sotto controllo la temperatura ed evitare surriscaldamenti. Dal punto di vista della sua composizione, è un materiale ibrido, un polimero vetroso dallo spessore di soli 50 micrometri: per fare un paragone, è molto più sottile rispetto ai fogli di alluminio che si trovano in cucina.

Se osservato al microscopio è formato da piccole sfere di vetro che favoriscono la dispersione del calore inserite in uno strato polimerico a cui viene infine aggiunta un lieve rivestimento d’argento per ottenere le massime performance in termini di riflettanza spettrale.

Si tratta di un materiale economico da produrre e che può essere distribuito in comodi rotoli, come visibile nell’immagine allegata qui sopra, così da poter essere impiegato anche in ambito residenziale e commerciale.

Il principio alla base del fenomeno è quello del raffrescamento radiante passivo, già sfruttato in alcune zone per raffreddare gli ambienti domestici durante le ore notturne. La vera sfida si verifica però quando la superficie è esposta ai raggi del sole. In questo caso il polimero li riflette completamente, evitando dunque di generare calore al suo interno.

14 febbraio 2017
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