Si è svolto ieri il Climate Summit 2014, che ha introdotto la 69esima Assemblea Generale dell’Onu in apertura oggi. A prepararlo domenica 21 settembre c’è stata una campagna di mobilitazione pubblica, che ha raccolto moltissime adesioni, a partire dalle oltre 300 mila presenze alla Marcia per il Clima di New York, sostenuta dalla petizione internazionale lanciata dalla rete di mobilitazione globale Avaaz. L’Italia ha aderito con un flash mob nazionale, eventi, forum e tantissime altre iniziative.

Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha invitato i leader mondiali politici, della finanza, del mondo delle imprese, e della società civile, per catalizzare la loro attenzione sul clima, sull’emergenza del problema, sui danni che sta creando anche all’economia e sulla necessità di audacia per fare qualcosa di davvero concreto per ridurre le emissioni di gas serra e rafforzare la resilienza nei confronti di cambiamenti già in atto.

Sono intervenuti tra gli altri il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, il sindaco di New York Bill De Blasio, il premio Nobel per la Pace ed ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore e l’attore Leonardo DiCaprio, spesso impegnato in campagne di sensibilizzazione verso la tutela ambientale.

Qualche paletto sembrerebbe esser stato piantato: a partire dalla “Dichiarazione di New York sulle Foreste”, firmata da aziende, governi e ONG, che prevede di ridurre il tasso di perdita delle foreste entro il 2020, portandolo a zero entro il 2030. La Dichiarazione impegna inoltre a ripristinare 150 milioni di ettari di territori degradati e terreni boschivi entro il 2020, ai quali se ne aggiungeranno altri 200 entro il 2030.

Trentuno i Paesi che hanno firmato la Dichiarazione, tra cui: Perù, Cile, Indonesia, Liberia e Repubblica Democratica del Congo. Mentre Norvegia, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Canada e Giappone, hanno promesso di donare dei fondi per l’operazione di salvaguardia delle foreste. Questo potrebbe essere un passo importante se si considera che la deforestazione è responsabile dell’emissione di oltre 4,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica ogni anno.

Al Summit l’Italia è stata rappresentata dal presidente del Consiglio Renzi e dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, che ha commentato così il nostro ruolo:

Bisogna intervenire, spendere, mettere i meno ricchi in condizione di svilupparsi: anche in campo internazionale dalla politica dei vincoli si sta passando a quella degli incentivi per l’economia verde. L’Italia sarà in prima fila, come ribadito oggi dal presidente Renzi, per rafforzare questa linea in vista di Lima e dell’intesa globale da raggiungere a Parigi nel 2015.

Italia presente e impegnata quindi, mentre si sono fatte notare le assenze del presidente cinese Xi Jinping e del premier indiano Narendra Modi, sostituiti dal vice premier cinese Zhang Gaoli e dal ministro dell’Ambiente indiano, Prakash Javadekar. Altro assente Vladimir Putin. Cina, India e Russia sembrano in tal modo voler dare messaggi diversi, anche in relazione alla situazione economico-politica di ciascun Paese, ma rimane “agli atti” la loro lontananza verso un impegno ufficiale.

Dall’altra parte però Cina e India si sono classificate in netto miglioramento nella classifica del recente report che analizza gli indici di attrattività verso gli investimenti in fonti rinnovabili per le varie potenze, raggiungendo rispettivamente il primo e il sesto posto. Questo dimostra che la situazione è molto più complessa di quello che sembra e forse c’è ancora speranza per un accordo mondiale verso politiche a favore dell’energia pulita.

24 settembre 2014
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