Mancano pochi giorni al Summit delle Nazioni Unite per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per i prossimi 15 anni e il WWF lancia l’allarme scioglimento ghiacci con il report “Ghiaccio bollente“. I dati parlano di un Pianeta che si sta letteralmente “squagliando” a causa del continuo aumento delle temperature.

L’effetto maggiore si sente in Artico e Antartico, dove l’incremento delle temperature registrato è il doppio rispetto a quello medio mondiale. Qui, come nei cosiddetti ghiacciai alpini (Alpi, Himalaya, Patagonia, Alaska, Caucaso, Urali, Kilimangiaro e Ruwenzori in Africa e non solo) le riduzioni dello strato di ghiaccio sono da record.

Secondo il quinto rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) la superficie marina ghiacciata dell’Artico diminuisce ogni anno del 3,5-4,1%. A marzo 2015 si è registrata la minima estensione superficiale di ghiaccio invernale mai misurata in questo territorio: 14.280 milioni di km quadrati. Se le cose non cambieranno le previsioni dicono che entro la metà del secolo non vedremo più ghiaccio estivo nei mari dell’Artico.

L’Antartide negli ultimi 50 anni ha visto la crescita delle temperature di circa 3° C. I “ghiacciai alpini” si sono ridotti del 75%, in particolare sotto i 3.000 metri. Nelle nostre Alpi si è passati dai 519 km quadrati del 1962 agli attuali 368, il 40% in meno, una superficie quasi dimezzata.

Il WWF fa notare come il problema sia generale: coinvolge gli esseri umani, come gli animali e la biodiversità attuale in genere. Secondo l’IPCC nel peggiore dei casi ci sarà un innalzamento dei mari dai 52 ai 98 centimetri, che metterà a rischio i 360 milioni di abitanti che vivono nelle grandi metropoli costiere, con il 70% delle coste mondiali che rischia di venire sommerso.

È anche vero che il ghiaccio mondiale è fondamentale per le risorse idriche, la mitigazione del clima, l’equilibrio degli Oceani, le emissioni di gas serra. Dai ghiacciai alpini, ad esempio, viene l’acqua dolce che durante le stagioni estive e secche serve per agricoltura e industria, ma con lo scioglimento dei ghiacci anche la catena alimentare viene messa a rischio a causa degli effetti sul krill che ne è alla base.

Moltissime specie potrebbero essere in pericolo, secondo l’associazione ambientalista. La diversità biologica dei ghiacci della Terra, importantissima da studiare per comprendere il tipo di adattamento della vita a queste condizioni estreme, è costituita da 67 mammiferi terrestri: 35 marini, 21.000 specie di animali, piante e funghi. Entro il 2050 con questo trend gli orsi polari potrebbero vedere la loro popolazione ridotta di ben due terzi.

Un grave pericolo è costituito però anche dallo scioglimento del Permafrost. Si tratta di terreno perennemente ghiacciato che si trova nelle regioni artiche. Il suo disfacimento libera in atmosfera metano e anidride carbonica, contribuendo pesantemente ad aggravare una situazione già fortemente compromessa.

Se il nastro trasportatore naturale degli oceani, la corrente oceanica che nasce nel Golfo del Messico, fosse sconvolto da un cambiamento della composizione salina degli oceani per effetto della fusione dei ghiacci polari, il danno a livello globale sarebbe pesantissimo, soprattutto a distanza di anni. Ecco che il WWF si focalizza sugli aspetti più importanti per esortare ad un cambio di rotta:

Lo scioglimento dei ghiacci della Terra riguarda animali cui siamo molto affezionati, ma riguarda molto da vicino anche gli esseri umani: la lettura del quadro d’insieme è impressionante. Il 2015 è un anno cruciale per le decisioni che la comunità internazionale dovrà prendere, a partire dal Summit delle Nazioni Unite per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per i prossimi 15 anni (New York 25-27 settembre) e la COP21 di Parigi sul Cambiamento Climatico.

Uscire dai combustibili fossili, a partire dal carbone, deve essere l’obiettivo ineludibile dell’intera umanità, è la condizione per cercare di mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C e scongiurare gli scenari più catastrofici.

22 settembre 2015
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WWF
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