Nei giorni scorsi Angela Merkel non ha utilizzato complessi giri di parole per descrivere l’esito del dibattito sul clima che si è tenuto in occasione del G7, definendolo “molto insoddisfacente”. La cancelliera tedesca ha fatto riferimento in primis all’atteggiamento del presidente statunitense Donald Trump, che per sua stessa ammissione sarebbe ormai pronto ad annunciare un’uscita degli USA dagli Accordi di Parigi. Lo si legge in un post su Twitter.

Annuncerò la mia decisione sugli accordi di Parigi entro i prossimi giorni. Renderemo di nuovo grande l’America!

La decisione finale del tycoon dovrebbe dunque essere ufficializzata entro pochi giorni, probabilmente in settimana, anche se Axios ha dato ormai la decisione come avvenuta. Citando a suffragio due fonti, che sarebbero molto vicine alla Casa Bianca, il sito statunitense ha affermato come restino ormai solo da definire gli ultimi dettagli.

L’unica certezza è che qualcosa stia bollendo in pentola: gli Stati Uniti hanno avviato un processo di revisione delle proprie politiche legate a clima e ambiente, come si legge anche nella documentazione ufficiale pubblicata in chiusura del vertice di Taormina. Manca una visione comune, con gli altri big del pianeta, anche sul tema dell’energia. Quali scenari si prospettano, dunque?

Se l’uscita degli USA dagli accordi parigini dovesse trovare conferma verrebbe messo nero su bianco come per gli Stati Uniti la lotta ai cambiamenti climatici non sia una priorità e non lo sarà per tutta la durata dell’amministrazione Trump. Un’opzione da non escludere, anche in considerazione delle numerose dichiarazioni rilasciate dal presidente durante la campagna elettorale. Verrebbero così a decadere molte delle iniziative sul tema e degli sforzi messi in campo durante gli otto anni di amministrazione Obama.

A curare i dettagli sull’uscita sarebbe un numero molto ristretto di persone vicine al presidente. Tra questi anche Scott Pruitt, amministratore della Environmental Protection Agency, agenzia del governo federale a cui spetta il compito di proteggere ambiente e salute. Pruitt, per chi non ne fosse a conoscenza, ha più volte sostenuto teorie negazioniste in merito all’azione dei gas serra sul riscaldamento globale, dichiarandosi in diverse occasioni contrario a quanto previsto negli accordi parigini.

Va altresì precisato che gli USA sono legati da un vincolo sottoscritto da tutti i Paesi che hanno aderito agli accordi, che prevede l’opzione di annunciare l’uscita solo a partire da tre anni dall’entrata in vigore (quindi non prima del 4 novembre 2019), arrivando poi a rendere effettivo l’abbandono solo dodici mesi più tardi. Trump potrebbe comunque accelerare l’operazione stracciando il documento UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change) firmato nel 1994 proprio nell’ottica di ridurre le emissioni di CO2, convenzione che ha gettato le fondamenta sulle quali sarebbero poi stati stilati i punti dell’accordo di Parigi.

Passare dal Senato chiedendo una non approvazione del documento o interrompere i finanziamenti destinati al Green Climate Fund sono altre due strade percorribili per disinvestire nelle politiche eco-friendly, tornando a sostenere fonti meno pulite e meno sostenibili.

Il presidente USA dovrà in ogni caso tener conto anche dei malumori che il suo atteggiamento “pro fossili” sta suscitando nell’opinione pubblica americana e non solo, tanto da sollevare in pochi mesi giustificati malumori anche da parte di chi prima del suo insediamento alla Casa Bianca ne aveva sostenuto a spada tratta le argomentazioni.

31 maggio 2017
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I vostri commenti
Pescespada Trafitto, giovedì 1 giugno 2017 alle9:47 ha scritto: rispondi »

...Bravo Trump, così fai America last. Che Nazione: pena di morte, armi per tutti, aeroplani e bombe per chi ha soldi per comprarli, carbone e altre schifezze, se non hai soldi puoi morire per strada. Paperone può comprare tutto, anche gli Americani!

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