Clima: Trump nomina scettico del climate change a capo dell’EPA

Come promesso in campagna elettorale Donald Trump osteggerà con ogni mezzo le politiche climatiche ed energetiche di Barack Obama. L’esponente repubblicano uscito vittorioso dalle elezioni presidenziali USA non ha mai nascosto il suo scetticismo nei confronti dei cambiamenti climatici e in particolare si è mostrato restìo a credere nella responsabilità diretta dell’uomo nell’aumento delle temperature globali e della frequenza degli eventi meteo estremi.

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A conferma dello scetticismo del Presidente eletto arriva la nomina di uno “scettico” a capo dell’Environmental Protection Agency, l’agenzia per la protezione ambientale americana. La scelta di Donald Trump è ricaduta su Scott Pruitt, che attualmente ricopre la carica di procuratore generale dello Stato dell’Oklahoma.

Una nomina a dir poco discutibile. Basti pensare che Pruitt sta conducendo un’azione legale a nome di 28 Stati per bloccare il Clean Power Plan, un programma voluto dall’amministrazione Obama per ridurre la dipendenza del Paese dai combustibili fossili e tagliare le emissioni di gas serra generate dalle centrali a carbone.

Gli ambientalisti di tutto il mondo hanno visto in questa nomina un segnale preoccupante della strategia climatica ed energetica di Donald Trump, in evidente e aperto contrasto con le politiche green di Barack Obama. A dispetto delle ultime rassicurazioni l’esponente repubblicano non sembra affatto intenzionato a valutare attentamente e senza pregiudizi i termini dell’Accordo sul clima di Parigi.

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Dallo staff di Trump arrivano rassicurazioni volte a smorzare le polemiche sorte dopo la nomina. I fedelissimi di Trump si sono detti avvezzi alle critiche e hanno ricordato che Pruitt vanta un curriculum di tutto rispetto e ha dimostrato grandi capacità come procuratore generale dell’Oklahoma.

Rassicurazioni che non sono bastate a placare le proteste. L’opinione pubblica americana e gli ambientalisti non hanno dimenticato le ultime dichiarazioni di Pruitt sui cambiamenti climatici e sulla stessa EPA.

I poteri attribuiti all’agenzia sono stati definiti eccessivi da Pruitt, le sue normative sono state tacciate di illegalità. Riguardo all’aumento delle temperature globali il procuratore generale ha sposato le tesi degli scienziati scettici, ricordando che non esiste una posizione univoca della comunità scientifica sulle responsabilità dell’uomo nei cambiamenti climatici né sull’impatto globale degli stravolgimenti meteorologici.

Durissima la reazione degli ambientalisti americani, che hanno dato a Pruitt del “burattino” nelle mani delle lobby dei fossili, e in particolare del colosso energetico Devon Energy.

Secondo gli ambientalisti Pruitt non lavorerà per rendere l’aria e l’acqua più pulite, bensì per fare arricchire ulteriormente le compagnie del gas, del carbone e del petrolio. Gli sforzi di Pruitt secondo i più pessimisti si concentreranno sulla demolizione definitiva del Clean Power Plan.

9 dicembre 2016
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