Non ci è rimasta molta CO2 da produrre prima di arrivare ad un aumento delle temperature globali di 2 °C. Il bilancio del carbonio messo a punto per discutere gli accordi durante la COP21 di Parigi parlava di un valore variabile dai 590 miliardi di tonnellate fino ai 2.390, prima di arrivare a tale limite, ma un nuovo studio, appena pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, abbasserebbe il limite massimo fino a 1.240 miliardi di tonnellate, quasi la metà.

Considerando che nel 2014 le emissioni globali di CO2 hanno raggiunto i 36 miliardi di tonnellate e nel 2015 i 40, se secondo le stime del “carbon budget” precedenti avevamo 60 anni per arrivare a quota “emissioni zero”, ora con i nuovi calcoli ce ne restano dai 15 ai 30, come ha spiegato uno degli autori dello studio, Joeri Rogelj, studioso di ricerca nell’ambito del Programma per l’Energia dell’International Institute for Applied Systems Analysis in Austria (IIASA):

Questi numeri indicano decisamente che non dovremmo semplicemente sederci e aspettare, perché allora la finestra di possibilità per rimanere all’interno del bilancio diventerebbe irrisoria nel giro di pochi decenni.

Dal 2050 in poi quindi dovremmo stoppare tutte le nostre emissioni e anzi iniziare con meccanismi di sottrazione dell’anidride carbonica dall’atmosfera, meccanismi che però al momento sono molto criticati in quanto costosi e in molti casi impattanti a livello ambientale. Rogelj infatti prosegue:

La quantità di emissioni di anidride carbonica negativa richiesta per limitare il riscaldamento al di sotto dei 2 °C, dipende dalle scelte che facciamo oggi. Un ritardo nella rapida riduzione delle emissioni nel prossimo decennio aumenterà in modo significativo la nostra dipendenza da queste tecnologie potenzialmente controverse, fino al punto che esse diventeranno indispensabili per limitare il riscaldamento al di sotto dei 2 °C.

Ma da cosa dipende la diversità tra questa stima appena resa pubblica e quelle utilizzate come base per i lavori della COP21 di Parigi? Nel secondo caso era stata “contabilizzata” solo la CO2, nel primo invece si tiene conto anche di tutti gli altri gas serra che contribuiscono al surriscaldamento globale, tra i quali anche il metano, che ha un potere climalterante molto più forte di quello dell’anidride carbonica.

25 febbraio 2016
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