Mancano ormai pochi giorni alla Conferenza delle Parti ONU, nella quale si discuteranno le soluzioni a livello planetario per combattere i cambiamenti climatici. Molti studi e articoli stanno dedicando sempre di più la propria attenzione giusto a questo tema.

Tra questi il lavoro svolto da Climate Central, un’organizzazione indipendente di scienziati e giornalisti che studia gli impatti mondiali del surriscaldamento globale. Si tratta del rapporto “Mapping choices – carbon, climate and rising seas, our global legacy”.

Le tesi sostenute e i dati sono allarmanti. Si parla della possibilità di arrivare entro fine secolo ad un aumento delle temperature fino a 4 °C. Questo farebbe sciogliere enormi masse di ghiaccio e comporterebbe quindi un consistente innalzamento del livello dei mari, che metterebbe in pericolo l’esistenza di molte grandi città che oggi vivono lungo le coste.

I danni sarebbero provocati però anche da eventi meteo di portata sempre maggiore e sempre più imprevedibili, sulla scia di quelli che già adesso stiamo osservando.

Dai 470 ai 760 milioni di persone correrebbero un grave rischio, mentre se le temperature si fermassero a +2 °C tale numero si abbasserebbe a 130 milioni. Perché avvenga questo dovrebbero essere messe in atto delle politiche di riduzione delle emissioni di CO2 davvero aggressive. Secondo il rapporto invece, questo è improbabile che avvenga perché troppo complicato da realizzare. Climate Central dà un intervallo di tempo che va dai 100 ai 200 anni, entro il quale il mondo per come lo conosciamo oggi non ci sarà più.

Le città che sarebbero più in pericolo sono, in relazione anche alla percentuale della popolazione che verrebbe colpita, in ordine di rischio:

  1. Shanghai (Cina);
  2. Hanoi (Vietnam);
  3. Haora (India);
  4. Khulna (Bangladesh);
  5. Shantou (Cina);
  6. Calcutta (India);
  7. Mumbai (India);
  8. Hong Kong (Cina);
  9. Dhaka (Bangladesh);
  10. Osaka (Giappone);
  11. Tokyo (Giappone);
  12. Tianjin (Cina);
  13. Rio de Janeiro (Brasile);
  14. New York (Stati Uniti);
  15. Jakarta (Indonesia);
  16. Surabaya (Indonesia);
  17. Shenzhen (Cina);
  18. Buenos Aires (Argentina);
  19. Cuttack (India);
  20. Quezon (Filippine).

Nella classifica realizzata per le nazioni l’Italia è al diciannovesimo posto. Anche qui però solo alcune città rischierebbero di essere sommerse: Venezia, Pisa, Napoli, ma un rischio che non deve essere corso.

12 novembre 2015
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I vostri commenti
J.L.Borges, lunedì 30 novembre 2015 alle14:20 ha scritto: rispondi »

ancora negazionisti... come i neonazisti e i repubblicani rabidi U.S.A. Loro sì che salveranno il pianeta, asini più degli asini, come i neologismi-brasiliani attestano ( il termine panicante non esiste nella lingua italiana). Come è vero che la madre di quelli di quel tipo è sempre incinta!

Mic, venerdì 13 novembre 2015 alle11:26 ha scritto: rispondi »

L'ennesima panzana panicante sulla scia o via aperta negli anni 60 con le balle sul petrolio del Club of Rome petrolio che doveva finire, se non ricordo male negli anni '90........ Siamo quasi agli elefanti che volano........( e gli asini che lo credono)

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