Il settembre che è appena passato ha segnato un forte primato in termini di temperature sia in senso assoluto che rispetto all’inizio dell’anno. Questo in base ai dati riportati dall’agenzia federale statunitense NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), secondo i quali avrebbe superato ogni record nell’arco degli ultimi 136 anni.

Le temperature hanno raggiunto livelli mai visti sia per la parte terrestre che per quella oceanica: per la prima si è potuto osservare un aumento di 1,16 °C rispetto alla media del ventesimo secolo, superando il precedente record del 2009. Caldo super è stato registrato in gran parte del Sud America e in alcune parti dell’Africa, del Medio Oriente, dell’Europa e dell’Asia.

Per quanto riguarda la parte oceanica è stata misurata una temperatura di 0,81 °C sopra la media, oltre quella misurata per lo stesso mese nel 2014 e che rappresentava il record precedente. In entrambi i casi settembre si è classificato come il mese più caldo dal 1880.

Un mese che è riuscito a superare anche gli altri del 2015, dei quali comunque si è parlato, in quanto perennemente oltre le medie, tranne che per aprile e giugno. Per settembre, mediando tra parte terrestre e oceanica è stato rilevato un aumento di 0,85 °C rispetto alla media. Anche l’estensione dei ghiacci polari fa pensare a temperature in continua crescita e ad una situazione sempre più irreversibile.

L’Artico l’11 settembre ha raggiunto la sua estensione minima di 1,7 miglia quadrate, la quarta più bassa in un periodo che va dal 1979 al 2015 e secondo i dati del National Snow and Ice Data Center ha ridotto del 28,88% la sua superficie rispetto a quella che aveva mediamente tra il 1981 e il 2010.

Prospettive leggermente meno grigie per l’Antartico, la cui superficie si è contratta dello 0,53% rispetto alla media del 1981-2010, ma per il quale un nuovo record negativo è stato raggiunto nel mese di ottobre.

22 ottobre 2015
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