Bufera sulla RAI dopo la decisione di cancellare dal palinsesto il programma scientifico Scala Mercalli, l’unica trasmissione del servizio pubblico a occuparsi a 360° di cambiamenti climatici e di tematiche ecologiche. Il programma condotto dal climatologo Luca Mercalli è stato eliminato a dispetto dell’importante ruolo di educazione ambientale svolto e nonostante le accese proteste degli spettatori.

Il pubblico della trasmissione ha lanciato una petizione per chiedere alla RAI di tornare sui suoi passi, permettendo a Scala Mercalli di andare ancora in onda nelle prossime stagioni. I promotori dell’iniziativa chiedono ai dirigenti RAI di garantire agli spettatori un’adeguata informazione sui temi della sostenibilità:

Nei due anni in cui è andata in onda, Scala Mercalli non si è limitata a elencare i problemi ambientali che stiamo affrontando e la loro più probabile evoluzione futura, ma ha anche proposto alternative e soluzioni già ora percorribili per evitare il peggio.

Un commento indignato è arrivato anche dalla Federazione Italiana Media Ambientali. In una nota la FIMA ha criticato aspramente la mossa della RAI, arrivata in un momento delicato per il clima globale in cui è fondamentale tenere vivo l’interesse della popolazione sulle tematiche ecologiche.

La FIMA ha scritto una lettera aperta alla presidente della RAI Monica Maggioni, all’amministratore delegato Antonio Campo Dall’Orto e al Direttore di RAI 3 Daria Bignardi. La richiesta inoltrata dagli ambientalisti ai vertici della RAI è di confermare la terza edizione di Scala Mercalli:

Serve un forte ampliamento dell’informazione ambientale in tutte le reti RAI, non certo una riduzione. Esprimiamo la nostra ferma protesta per la decisione di non dare spazio all’unico programma che sulla tv generalista ha trattato in maniera divulgativa, ma approfondita un tema importante come quello dei cambiamenti climatici.

Secondo la FIMA la cancellazione del programma lascerebbe un grave vuoto nel palinsesto del servizio pubblico, togliendo voce a un climatologo che si è distinto per la sua efficacia comunicativa e per il suo rigore scientifico, facendosi apprezzare dagli spettatori della RAI sensibili ai cambiamenti climatici.

Secondo il presidente della FIMA Mario Salomone in questo momento storico le emergenze ambientali sono troppo evidenti per essere ignorate. L’opinione pubblica spera che l’umanità imbocchi la strada della sostenibilità, una speranza che va alimentata con una maggiore maggiore consapevolezza ambientale.

Amareggiato per la chiusura del programma è anche Ferdinando Boero, zoologo autore di “Economia senza natura: la grande truffa”:

Come può essere compiuta una democrazia se viene meno l’informazione? Se i problemi più urgenti (la distruzione delle premesse che permettono la nostra sopravvivenza) non vengono spiegati, se le conseguenze delle nostre scelte economiche restano oscure, come può la popolazione scegliere in modo consapevole?

Luca Mercalli in un messaggio pubblicato su Facebook ha ringraziato tutti i suoi sostenitori:

Da ricercatore e comunicatore mi sento perfettamente consapevole del dramma in corso, ma pure completamente impotente come afferma Monbiot nella chiusura del suo pezzo:

“Se l’umanità fallisce nel prevenire il tracollo climatico, l’industria che ne sostiene la maggior responsabilità non è quella dei trasporti, dell’agroalimentare, del gas, del petrolio o perfino quella del carbone. Tutte queste possono fare quello che fanno, spingendoci verso il collasso globale, semplicemente con una licenza sociale a operare. Il problema ha origine con l’industria che, deliberatamente o meno, garantisce loro questa licenza: quella per la quale lavoro io.

4 agosto 2016
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mario giorgio, giovedì 4 agosto 2016 alle17:00 ha scritto: rispondi »

penso che tali iniziative vengano stimolate dalle grandi imprese che temono di diminuire il loro business ad esempio quelli quelli che riguardano i grandi impianti di energia che usano fonti fossili o la realizzazione di grandi opere;in realtà siamo in un'epoca di transizione che per molti anni ha ancora bisogno di tali opere,ma bisogna fin da subito sviluppare strategie che gradualmente consentano il transito verso la green economy che ha bisogno di grandi impianti (ad esempio i grandi impianti di desalinizzazione dell'acqua del mare per scopi potabili o di irrigazione dei suoli a rischio di desertificazione di cui sono già disponibili molte buone pratiche),che comportano piani di investimento di notevoli dimensioni molto superiori a quelli della old economy che solo le grandi imprese del settore energetico e delle grandi infrastrutture possono affrontare.

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