La marcia innestata dall’Europa per contrastare i cambiamenti climatici è troppo lenta. L’Unione Europea non sta facendo abbastanza per ridurre le emissioni di CO2 e diventare un’economia sostenibile entro il 2050 come previsto dagli obiettivi comunitari. A tirare le orecchie all’UE è stato un recente rapporto sullo stato di salute ambientale dell’Europa, realizzato dall’AEA, l’Agenzia Europea per l’Ambiente.

Gli esperti dell’AEA spiegano che nei prossimi 20 anni, se non si attueranno misure più incisive per contrastare i cambiamenti climatici, l’Europa andrà incontro al degrado ambientale e sanitario. L’impatto dello smog sulla salute pubblica, gli effetti degli eventi meteo estremi correlati al riscaldamento globale sulle città e la scarsa tutela della natura porteranno il Vecchio Continente a una condizione di estrema sofferenza.

Nei prossimi anni le risorse naturali, gli ecosistemi rurali e le aree urbane europee saranno sottoposti a una serie di rischi a causa delle attuali politiche ambientali comunitarie poco lungimiranti. L’AEA avverte i governi europei che bisogna intervenire subito per scongiurare il peggio. Gli esperti dell’Agenzia Europea per l’Ambiente spiegano che bisogna agire su tutti i fronti per far diventare l’Europa una Silicon Valley dell’economia low carbon:

Le politiche ambientali e sul clima se ben disegnate funzionano, ma per il 2050 serve un approccio più sistematico. Una transizione nei campi dell’energia, dei trasporti, dei consumi alimentari e delle materie prime sarà essenziale.

Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’AEA, chiede ai governi europei di non finanziare più le fonti fossili per dare un indirizzo sostenibile alle politiche energetiche comunitarie.

Per quanto riguarda i trasporti Bruyninckx sottolinea che sostituire il parco auto europeo con auto elettriche non risolve il problema. Per avviare davvero una rivoluzione nella mobilità europea in chiave sostenibile bisogna infatti ridefinire il ruolo dell’auto nella società, rendendolo più marginale. Solo in questo modo sarà possibile ottenere città a misura d’uomo, più vivibili e decongestionate dal traffico, e ridurre i consumi di elettricità.

L’Europa dovrà intervenire anche per frenare il degrado degli ecosistemi da cui dipendono migliaia di cittadini per il sostentamento. Il 60% delle specie prese in esame dall’AEA è risultato compromesso. Il 77% degli habitat europei versa in condizioni disastrose.

Il 40% dei fiumi e delle acque costiere è inquinato dagli scarichi agricoli. Le acque reflue di industrie e sistemi fognari inquinano il 20-25% dei corsi d’acqua superficiali e dei mari europei. Una percentuale che in alcune aree, come l’Italia meridionale, arriva a sfiorare il 90%. Gli stock ittici nel Mediterraneo sono al collasso. Il 91% delle risorse ittiche è stato sovrasfruttato nel 2014.

Non va meglio sul fronte dell’inquinamento atmosferico che solo nel 2011 ha causato 430 mila morti premature in Europa. All’inquinamento acustico sono imputabili altri 10 mila decessi causati da malattie cardiache.

L’AEA boccia l’Europa anche nella gestione dei rifiuti. Il calo nella produzione di rifiuti è stato di appena l’1% tra il 2004 e il 2012. In Italia la quota di rifiuti pro capite si è abbassata da 540 kg a 529 kg all’anno.

Per quanto riguarda il riciclo, oggi l’UE sottrae alla discarica il 29% dei rifiuti prodotti, con un aumento di 7 punti percentuale rispetto al 2004. L’Italia in Europa è uno dei Paesi che ha fatto segnare i progressi maggiori nella raccolta differenziata, avviando al riciclo il 38% dei rifiuti prodotti sul suolo nazionale a fronte del 18% registrato nel 2004.

L’AEA chiede maggiori sforzi all’Unione Europea per eliminare il ricorso dalla discarica e riciclare le materie prime, diminuendo la dipendenza dalle importazioni estere e promuovendo un’economia circolare.

4 marzo 2015
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, giovedì 5 marzo 2015 alle23:22 ha scritto: rispondi »

Il problema è a livello mondiale, se l'Europa fa poco, tutti gli altri fanno ancora meno, o addirittura nulla. Questo perchè all'aumentare della popolazione aumenta anche la "fame energetica" , che impedisce , o quanto meno , frena di molto la " via ecologica " che bisognerebbe seguire per migliorare le condizioni di vita dell'Umanità.

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