I cambiamenti climatici in corso potrebbero farsi sentire sempre di più anche a livello economico con il 75% dei Paesi del mondo che potrebbe subire stravolgimenti da questo punto di vista. Lo dice uno studio delle università americane di Stanford e Berkeley, pubblicato pochi giorni fa su Nature.

Sono stati analizzati i dati economici e climatici di più di 160 Paesi del mondo dal 1960 al 2010 e si è notata una correlazione tra l’aumento delle temperature, dovuto al surriscaldamento globale e la produttività economica, che a livello macroeconomico può essere definita di tipo non lineare.

Gli studi porterebbero a concludere che il picco di produttività, per qualsiasi settore e per qualsiasi Paese, coincide con una temperatura media di 13°C. Una temperatura che però stiamo superando. I danni maggiori si farebbero sentire in Africa, Asia, Sudamerica e Medio Oriente.

Anche Usa e Cina, che attualmente sono allineati con questa media, corrono grossi rischi, mentre paradossalmente esistono altri Paesi (Russia, Mongolia e Canada), finora al di sotto della media di 13 gradi, che dal surriscaldamento globale riuscirebbero a trarre dei vantaggi, almeno in termini economici.

I dati parlano di una riduzione del reddito medio del pianeta di circa un 23% entro il 2100. Questo se le condizioni non mutassero per niente. Come sempre però esistono anche le vie di mezzo: gli scienziati dicono che se iniziasse un impegno serio e concreto, il prezzo che dovremmo pagare potrebbe essere anche una riduzione del 15% del reddito mondiale. Come al solito però è questo “se” a far preoccupare.

27 ottobre 2015
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, mercoledì 28 ottobre 2015 alle1:06 ha scritto: rispondi »

Se la torta diventa più piccola , anche le singole fette lo diventano, se poi si aumenta anche il numero di fette da tagliare, queste diventano sempre più "fettine" , è solo pura matematica spicciola applicata all'economia umana mondiale Di conseguenza non mi stupiscono affatto le previsioni catastrofiche di codesti "scienziati".

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