L’accordo sul clima approvato a dicembre del 2015 alla COP21 di Parigi da 195 Paesi riconosce i cambiamenti climatici come un problema di portata globale. Il trattato invita tutte le nazioni a tagliare le emissioni di gas serra per contenere il riscaldamento globale a 2° C. Le nazioni firmatarie si sono inoltre impegnate a compiere uno sforzo collettivo per limitare l’aumento delle temperature a 1,5°C.

Oltre 30 Paesi questa settimana si sono impegnati a tradurre l’accordo internazionale sul clima in una legge nazionale. Entro la fine dell’anno o anche prima l’accordo entrerà ufficialmente in vigore.

Si tratta di un passo senza dubbio importante nella lotta ai cambiamenti climatici. I leader internazionali non firmavano un accordo sul clima dal 1997, anno della sigla del protocollo di Kyoto. A Parigi inoltre per la prima volta nella storia sia i Paesi poveri che le nazioni industrializzate hanno assunto gli stessi impegni per combattere il riscaldamento globale.

Ciononostante è troppo presto per cedere all’ottimismo. L’accordo sul clima di Parigi a differenza del protocollo di Kyoto non fissa obiettivi precisi sulla riduzione delle emissioni di CO2. Di fatto nessun Paese è obbligato a tagliare i gas serra.

Diversi leader inoltre si stanno già tirando indietro. Il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump ha già annunciato che in caso di vittoria delle elezioni non rispetterà gli accordi sottoscritti da Obama a Parigi. Anche la Russia, l’Australia e il Nicaragua si mostrano recalcitranti.

L’accordo entrerà in vigore soltanto dopo la ratifica di almeno 55 Paesi responsabili del 55% delle emissioni globali. I Paesi che hanno elaborato piani per la riduzione delle emissioni purtroppo non sono obbligati a mantenere fede ai loro impegni. Senza dimenticare che negli ultimi decenni anche gli accordi vincolanti come quelli siglati a Kyoto non hanno prodotto gli effetti sperati.

Soltanto le singole nazioni hanno il potere di rendere efficace l’accordo sul clima di Parigi. Per centrare gli obiettivi ogni Paese firmatario dovrà ridurre le emissioni; disincentivare i fossili; investire sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica; promuovere stili di vita più sostenibili tra la popolazione. Appare evidente che l’accordo di Parigi non deve essere inteso come una soluzione ai cambiamenti climatici, ma come un valido strumento per trovare una risposta al riscaldamento globale.

26 settembre 2016
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