Neanche un mese fa i giornali annunciavano la firma da parte del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, del nuovo programma USA per tagliare le emissioni climalteranti mondiali. Una notizia che sembrava portare con sé finalmente il sapore del cambiamento. A poche settimane di distanza e pochi giorni prima della partenza per un viaggio di 3 giorni in cui il Presidente avrebbe dovuto focalizzare l’attenzione nei confronti degli effetti dei cambiamenti climatici si è schierato invece apertamente a favore delle trivellazioni in Artico.

Sul piatto della bilancia da una parte la ancora forte dipendenza della grande potenza a stelle e strisce dal petrolio e dal gas e dall’altra gli effetti del climate change: tra i più evidenti, in termini di innalzamento del livello del mare e di erosione, proprio nei luoghi costieri e dove un tempo vi erano enormi distese di ghiaccio.

Giusto venerdì scorso funzionari del governo degli Stati Uniti parlavano dello spostamento di 6.000 trichechi soprattutto femmine e piccoli, su una remota isola della barriera del Mare dei Ciukci, nell’Oceano Artico, a causa proprio del consistente ritiro dei ghiacci. Sabato invece il presidente Obama si vedeva costretto a prendere le parti della Shell, che ha ricevuto così il via libera per le trivellazioni proprio nel Mare dei Ciukci:

La nostra economia deve ancora fare affidamento su petrolio e gas. Fino a quando la situazione sarà questa, credo che dovremmo fare maggiore affidamento sulla produzione nazionale rispetto alle importazioni straniere.

Questa la giustificazione di Obama per la sua posizione a dir poco contraddittoria. Il suo viaggio invece aveva inizialmente lo scopo di mostrare cosa comportano i cambiamenti climatici nelle terre dove il surriscaldamento viaggia a una velocità doppia rispetto alla media mondiale, ma le associazioni ambientaliste lo accusano di “ipocrisia autolesionista”.

La visita si svolgerà in Alaska e avrà come tappe il Kenai Fjords National Park, la comunità rurale di Dillingham, vicino alla Baia di Bristol e la città di Kotzebue, che sente con grade intensità gli effetti delle tempeste artiche che portano erosione costiera e ritiro della copertura di ghiaccio marino.

Obama avrebbe voluto puntare anche alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica da centrali elettriche del 32% rispetto al 2005 e ad espandere la superficie delle aree naturali dell’Alaska, ma il suo messaggio rischia davvero di perdere forza.

31 agosto 2015
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I vostri commenti
pierluigi.biagioni@libero.it, lunedì 31 agosto 2015 alle22:27 ha scritto: rispondi »

E' bello giocare con l'ambiente ! anche Obama ne pagherà le conseguenze ! un pò per uno in braccio a mammà !

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