Che non esistono più le mezze stagioni non è solo un modo di dire popolare, ma una realtà di fatto. A dirlo sono anche i risultati degli studi portati avanti dal Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti climatici (CMCC) che parlano di un aumento del divario tra condizioni climatiche estreme opposte nei diversi periodi dell’anno.

Le ricerche, condotte dalla dottoressa Paola Mercogliano, hanno valutato diversi scenari di previsione:

  • Scenario medio – fa riferimento ad un lieve aumento delle emissioni di gas serra al 2100. Secondo questo quadro le stagioni aride potrebbero aumentare fino ad arrivare a un +30% per esempio in Toscana; le precipitazioni invernali invece potrebbero subire un incremento fino al superamento dei 4-5 mmm al giorno, specialmente al Nord e in particolar modo in Liguria.
  • Scenario pessimistico – prevede che si arrivi nel 2100 ad una concentrazione di gas climalteranti in atmosfera, pari a 4-5 volte quella dell’era preindustriale. Contiene le peggiori prospettive per il nostro Paese: le temperature aumenteranno fino anche a 8 °C; le precipitazioni diminuiranno, in modo particolare al Nord, di un 20-30%; le stagioni aride potrebbero aumentare, in Toscana potrebbero crescere anche dell’80%.

Ad ogni modo ciò che si prospetta per il nostro Paese sono condizioni a dir poco preoccupanti: i contrasti si accentueranno tra la diminuzione delle precipitazioni e un loro intensificarsi in determinati periodi dell’anno; tra l’acuirsi dei fenomeni di siccità estiva soprattutto nelle Alpi e nella Pianura Padana in particolare, con temperature che mediamente saliranno di 6 °C. Questo ovviamente se il trend di aumento delle emissioni si manterrà più o meno come quello attuale.

La situazione sarà particolarmente critica per regioni come la Toscana, la Calabria, la Sardegna e il Veneto, che vedranno aumentare i periodi aridi. Il Po risulta un sistema massimamente fragile: se in autunno e in inverno manifesterà un elevato rischio alluvioni, in estate sarà soggetto a pericolosi periodi di magra che metteranno in crisi i settori agricolo e zootecnico.

A causa della diminuzione della portata d’acqua dolce si manifesterà il fenomeno dell’inversione marina, ovvero l’avanzamento del fronte dell’acqua salata che comporterà danni per l’agricoltura e l’industria.

Piante come la vite e l’ulivo, tipiche del clima mediterraneo e tra le più importanti in termini di produzione e di esportazione per il nostro Paese, saranno fortemente influenzate da questi cambiamenti: l’areale della vite si sposterà più a nord e più in alto, l’olivo anticiperà le fioriture e richiederà un aumento dell’irrigazione a causa delle condizioni di sempre maggiore siccità estiva.

14 marzo 2016
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