Esistono vari studi che affermano come, se non verranno ridotte a sufficienza le emissioni di CO2 in atmosfera, di qui in avanti le conseguenze si faranno sentire anche in termini di innalzamento del livello dei mari. Se però finora si è parlato di cambiamenti che si faranno sentire nell’arco dei prossimi secoli, ora uno studio congiunto di varie università statunitensi al quale ha collaborato anche il GISS (Goddard Institute for Space Studies) della NASA, rivela che i tempi sono molto più stretti.

La ricerca è stata pubblicata ieri sulla rivista scientifica Atmospheric Chemistry and Physics. Il testo rivela che città come Londra, New York, Rio de Janeiro e Shanghai, potrebbero essere sommerse entro il 2100.

Gli scienziati hanno trovato un paragone tra quello che sta succedendo al nostro Pianeta e quello che la Terra ha sperimentato anche 120.000 anni fa durante il periodo Eemiano. Allora si erano raggiunti i 2 °C di aumento delle temperature, noi attualmente siamo arrivati ad 1 °C, ma ci stiamo avvicinando ai 2 °C senza che le decisioni prese alla COP21 di Parigi abbiamo determinato ancora un programma sufficientemente serio e deciso, a livello internazionale, in grado di ridurre i rischi che stiamo correndo.

Il livello dei mari 120.000 anni fa si è innalzato di una misura che va dai 6 ai 9 metri. Cosa succederà in un orizzonte temporale tra i 50 e i 150 anni futuri? Non solo aumenterà il livello dei mari, ma crescerà il divario tra la temperatura all’equatore e quella ai poli, le calotte glaciali al Polo Nord e al Polo Sud verranno disintegrate e si potranno verificare delle tempeste dalla violenza inaudita, con relativi tsunami.

Tutto questo a causa di un meccanismo avviato dallo scioglimento dei ghiacci che determinerà la formazione di acqua relativamente fresca intorno alla superficie antartica e della Groenlandia. Questo rallenterà o addirittura bloccherà il sistema delle correnti oceaniche, il famoso “nastro trasportatore” che permette degli equilibri fondamentali che si sono creati in migliaia di anni e che rischierebbero di rompersi.

Le profondità delle acque si riscalderebbero e questo comporterebbe un’ulteriore accelerazione nello scioglimento delle masse di ghiaccio presenti in superficie. Un circolo vizioso insomma, che è già iniziato e presto potrebbe assumere caratteri talmente repentini da trovarci impreparati. James E. Hansen, lo scienziato del clima per la NASA, ora in pensione, che ha guidato questo studio, ha commentato:

Stiamo correndo il pericolo di consegnare ai giovani una situazione fuori del loro controllo.

Ciò significherebbe la perdita di tutte le città costiere, della maggior parte delle grandi città del mondo e di tutta la loro storia.

23 marzo 2016
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mexsilvio, mercoledì 23 marzo 2016 alle19:37 ha scritto: rispondi »

ha solo sbagliato di alcuni zero , ..!! zero in matematica ..?????

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