Gli effetti dei cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti. Ormai la natura sta presentando il conto di decenni di combustione di gas, petrolio e carbone, ma quello di cui non ci rendiamo conto è che non saremo solo noi a farne le spese. Un gruppo di scienziati della Oregon State University ha calcolato che serviranno 10.000 anni perché le conseguenze del global warming inizino a smorzarsi e questo se non supereremo un aumento delle temperature di 2 gradi.

Questo è il limite che è stato deciso durante i recenti accordi presi a livello internazionale alla COP21 di Parigi e sebbene siano stati accolti con entusiasmo anche dal mondo ambientalista, sembrerebbero ora rivelarsi non sufficienti.

Si, perché un team di scienziati guidato dal Prof. Peter Clark, tra gli scienziati che studiano il clima all’interno dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), ha condotto analisi sulle concentrazioni di CO2 fino a 20.000 anni fa, per poter comprendere dinamiche di lungo periodo e fare quindi previsioni fino ai prossimi 10.000 anni. I risultati dello studio sono appena stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Climate Change.

Il team ha scoperto che anche se la crescita delle temperature medie globali si fermasse a +2 °C (e ci sono parecchi dubbi nel mondo scientifico su questo) gli effetti potrebbero continuare a farsi sentire anche a distanza di molti secoli.

Il livello dei mari a causa di un continuo scioglimento dei ghiacciai, in particolare di quelli antartici, potrebbe alzarsi di 25 m entro i prossimi 2.000 anni e non riuscirebbe a scendere se non dopo 10.000 anni. Questo comporterebbe un grosso rischio per 1,3 miliardi di persone circa, che attualmente vivono nelle aree costiere destinate a venire sommerse.

Se invece non mettessimo in atto tutto quello che è in nostro potere per contenere il riscaldamento globale e la temperatura arrivasse a crescere anche di 7 °C dovremmo fare i conti con un aumento del livello dei mari di ben 50 m. Non ci si potrà difendere solo costruendo dighe, come ammonisce Clark:

Non possiamo continuare a costruire dighe alte 25 metri. Intere popolazioni delle città alla fine dovranno spostarsi.

L’unica soluzione, secondo gli scienziati, sarebbe quella di andare oltre lo stop alle emissioni di CO2 e iniziare un processo di sottrazione di anidride carbonica dall’atmosfera entro il 2050 o il 2070, ma questo ad oggi sembra davvero fantascienza. In ogni caso, come spiega il prof. Thomas Stocker, che lavora presso l’Università di Berna, in Svizzera, e che ha fatto parte del gruppo di ricerca:

Le azioni dei prossimi 30 anni sono assolutamente cruciali per metterci in un percorso che eviti le (peggiori) conseguenze e per garantire, almeno nei prossimi 200 anni, che gli effetti siano limitati e ci sia il tempo di adattarsi.

9 febbraio 2016
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