Per contrastare i cambiamenti climatici a livello europeo si è stabilito che ogni Stato debba mettere a punto un piano nazionale di adattamento. Lo scopo è quello di definire le priorità e le azioni per fronteggiare i danni che i mutamenti del clima a volte portano.

Il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) ha anche l’obiettivo di individuare le risorse utili a disposizione delle istituzioni. Legambiente proprio in osservazione al piano elaborato mette in risalto alcuni punti critici. La nota associazione ambientalista vorrebbe arrivare a definire una strategia più efficace, che possa diventare un punto di riferimento per gli interventi da effettuare nel corso dei prossimi anni.

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Secondo i dati forniti da Legambiente dal 2010 ad oggi 126 città italiane sono state colpite da eventi climatici estremi, come allagamenti e trombe d’aria. Non dovrebbero essere sottovalutate nemmeno le ondate di calore, che hanno forti ripercussioni sulla vita specialmente delle persone con più di 65 anni. Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente, ha dichiarato:

Chiediamo al Ministero dell’Ambiente di individuare le priorità di intervento, le azioni e le risorse per metterle in campo a partire dai territori più a rischio, gli interventi di prevenzione e di informazione dei cittadini e di definire il quadro delle risorse disponibili.

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Gli interventi che Legambiente propone sono quelli che riguardano principalmente le aree urbane. Si tratterebbe di puntare sulla riqualificazione di queste zone, sulla gestione delle acque, e di stabilire un unico soggetto di coordinamento che si occupi di tutte le strategie, compresa quella che insiste sulla prevenzione del rischio idrogeologico.

Secondo Legambiente se non si segue questa linea si rischia di non essere innovativi e di accumulare ritardi. L’associazione ambientalista chiede anche che vengano analizzati i rischi connessi all’impatto sanitario dei cambiamenti climatici, soprattutto ampliando le analisi epidemiologiche nelle città italiane.

Chiede al Ministero dell’Ambiente di occuparsi degli interventi sulla costa per ridurre il pericolo dell’erosione delle spiagge, e di individuare delle aree da cui iniziare un monitoraggio degli ecosistemi più soggetti ai cambiamenti climatici forti. Il fine è quello di arrivare ad una pianificazione efficiente di azioni volte alla riduzione del rischio idrogeologico, destinando al territorio delle aree naturali, come parchi, boschi o terreni adibiti all’agricoltura.

6 novembre 2017
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