È stato appena presentato il rapporto per il 2015 dell’organizzazione non governativa tedesca Germanwatch, realizzato in collaborazione con Legambiente per l’Italia. Misura le performance climatiche di 58 Paesi, quelli che insieme producono il 90% delle emissioni di CO2 globali.

La misura è stata effettuata attraverso il Climate Change Performance Index (CCPI), all’interno del quale: il livello delle emissioni annue incide per il 30%; il trend delle emissioni nel corso degli anni per un altro 30%; lo sviluppo delle rinnovabili per un 10%, così come lo sviluppo di sistemi per l’efficienza energetica; la politica energetica sia nazionale che internazionale.

Una serie di valutazioni che rendono conto di ciò che ciascun Paese fa per contrastare i cambiamenti climatici. Anche per quest’anno i primi 3 posti restano vacanti, perché non c’è nessuna Nazione che abbia messo in campo azioni davvero in linea con il tentativo di contenere l’aumento delle temperature globali, entro fine secolo, a +2°C.

Nei primi 10 posti ci sono tutti Paesi europei, ad eccezione del Marocco che fa un balzo in avanti arrivando fino al decimo posto e riesce quindi a superare anche l’Italia. Il nostro Paese rimane comunque fuori, pur risalendo dal 16esimo all’11esimo posto (le sue emissioni sono diminuite nel 2013 rispetto al 1990 del 16,1%), dalla “top 10″.

I primi 6 posti vanno in ordine a Danimarca, Regno Unito, Svezia, Belgio, Francia e Cipro. La Germania rimane bloccata al 22esimo posto, come l’anno scorso, colpa della rilevanza della lignite tra le fonti energetiche utilizzate dal Paese, che renderà difficile raggiungere l’obiettivo di una riduzione del 40% delle emissioni rispetto al 1990 entro il 2020.

Passi in avanti notevoli invece hanno fatto India, Stati Uniti e Cina, i tre Paesi che in vista della Conferenza delle Parti di Parigi si erano posti obiettivi ambiziosi, per lo meno in confronto ad altri Paesi e considerata anche la quota di emissioni annue medie da loro prodotte. Grazie ai significativi investimenti che negli ultimi anni hanno messo in campo nel settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica hanno scalato parecchie posizioni e sono arrivati rispettivamente al 25°, 34° e 47° posto.

L’Italia non brilla nemmeno per quanto riguarda la politica climatica nazionale: rispetto a questo parametro ci ritroviamo al 51esimo posto della classifica. Eppure il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti è intervenuto alla COP21 ribadendo più volte che si debba puntare ad un accordo ambizioso, basato sulla de-carbonizzazione dell’economia come un nuovo modello di sviluppo sociale ed economico, che contenga il riscaldamento globale entro gli 1,5 gradi. Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, dalla sua ribatte che:

L’ambizione va praticata anche a livello nazionale, adottando da subito un piano d’azione per il clima che porti il nostro Paese su una completa de-carbonizzazione e verso un futuro rinnovabile e libero da fonti fossili.

Ora ci aspettiamo che il Governo applichi immediatamente quanto dichiarato a Parigi, tagliando i sussidi alle fossili e mettendo in campo una strategia lungimirante per le rinnovabili e l’efficienza. Ciò significa, in sostanza, NO alle trivelle e SI a una politica ambiziosa a sostegno delle rinnovabili.

Anche Mauro Albrizio, responsabile Politiche europee e clima per Legambiente, ribadisce come essenziale sia proprio puntare sulle rinnovabili:

Questi cambiamenti positivi vanno accelerati. L’accordo di Parigi deve avere al centro l’obiettivo globale di eliminare le emissioni da fonti fossili e raggiungere il 100% di rinnovabili entro il 2050. Solo così sarà possibile contenere l’aumento della temperatura ben al di sotto della soglia critica dei 2°C.

Non vi sono barriere tecnologiche o economiche che possano ostacolare il raggiungimento del 100% di rinnovabili per tutti entro il 2050. Ritardare alla fine del secolo sarebbe troppo tardi per le molte comunità vulnerabili del pianeta che già devono difendersi dai mutamenti climatici in corso e dove il numero di poveri rischia di crescere ancora.

A livello mondiale il rapporto Germanwatch evidenzia come la produzione di emissioni di CO2 si sia stabilizzata nell’ultimo anno, merito proprio del consistente sviluppo che hanno avuto le energie rinnovabili nel 2014: una crescita del 59% della potenza elettrica installata che per la prima volta supera la crescita combinata delle fonti fossili e del nucleare.

9 dicembre 2015
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