Stati Uniti e Cina hanno appena fatto un grande passo avanti, con un accordo sulla riduzione delle emissioni di CO2, nel quale molti non avrebbero mai sperato.

Questo potrebbe far pensare che siamo finalmente nella direzione giusta, ma un esclusivo rapporto dal titolo “The fossil fuel bailout: G20 subsidies for oil, gas and coal exploration”, dell’Overseas Development Institute di Londra e dell’Oil Change International di Washington, svela verità inquietanti riguardo gli accordi tra i Paesi del G20 volti a fornire i sussidi necessari per le esplorazioni, nei loro territori, alla ricerca di nuovi bacini di combustibili fossili.

Dietro un impegno paventato, per cercare di ridurre l’aumento delle temperature globali ai 2 gradi centigradi, che imporrebbe di abbandonare i due terzi delle riserve di petrolio, gas e carbone, si celano 88 miliardi di dollari l’anno assegnati proprio alle imprese private di esplorazione, che di quelle riserve vanno in cerca.

Si tratta sia di investimenti delle proprietà statali per un ammontare di 49 miliardi di dollari, sia di sussidi nazionali forniti direttamente o attraverso sgravi fiscali, con altri 23 miliardi di dollari, sia di fondi dalla finanza pubblica: banche e istituzioni finanziarie che forniscono altri 16 miliardi. I principali finanziatori sono:

  • Stati Uniti – che nel 2013 hanno dato alle aziende 5,1 miliardi di dollari per l’esplorazione, alla ricerca di combustibili fossili.
  • Australia – che ne ha resi disponibili 3,5, per lo sviluppo delle risorse di combustibili fossili in mare aperto e nell’entroterra.
  • Russia – ha destinato 2,4 milioni di dollari per la ricerca di nuove riserve di idrocarburi.
  • Regno Unito – ha dato il via a delle sovvenzioni nazionali, per promuovere l’ispezione off-shore e di gas e petrolio non convenzionali, come ad esempio lo shale-gas.

Il prossimo summit del G20 si terrà in Australia, nel Queensland, il 15 e 16 novembre e si parlerà anche di questo. Cinque anni fa i leader dei Paesi del G20 si erano impegnati a eliminare gradualmente le sovvenzioni ai combustibili fossili “inefficienti”. Sembra quindi che agli impegni non corrispondano le azioni, e nemmeno le intenzioni.

Come se non bastasse, sono previsti finanziamenti pubblici grazie alla partecipazione dei Paesi del G20 all’interno delle banche multilaterali di sviluppo (BMS), che hanno fruttato dal 2010 al 2013 circa 521 milioni di dollari all’anno proprio per le esplorazioni in cerca di combustibili fossili.

Quasi due terzi di questa cifra provengono dalla Banca Mondiale, in netto contrasto con le politiche da essa stessa dichiarate, volte a guidare lo sviluppo nella direzione di una riduzione delle emissioni. Tutto questo non sembra esattamente “la direzione giusta”.

13 novembre 2014
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