Le industrie cambieranno rotta, iniziando a impegnarsi concretamente per ridurre le emissioni di gas serra, soltanto se i Governi prenderanno sul serio gli impegni contro i cambiamenti climatici. A sostenerlo è Fatih Birol, direttore dell’IEA, l’International Energy Agency.

Secondo Birol il mondo ha bisogno di un divorzio pacifico che separi una volta per tutte la crescita economica dall’aumento dei gas serra. Alla COP21 di Parigi i Governi avranno la possibilità di sancire definitivamente questa separazione, dando un segnale importante al mondo industriale.

L’esperto non ha dubbi: bisogna accelerare i tempi per mitigare l’impatto sanitario, ambientale ed economico del riscaldamento globale, devastante soprattutto per i Paesi più poveri. Per l’IEA quella di Parigi è l’ultima chance che hanno i leader globali per incidere positivamente sulle decisioni dei grandi colossi energetici, convincendoli a frenare sullo sfruttamento delle fonti fossili.

Intervistato dal quotidiano britannico The Guardian, il direttore dell’IEA ha spiegato di nutrire molte aspettative sull’esito della conferenza per il clima di Parigi. I leader non possono e non devono fallire:

Se non mandiamo un segnale importante da Parigi, la riforma del settore energetico impiegherà davvero molto tempo prima di imboccare la strada giusta.

Le compagnie energetiche devono puntare sull’efficienza, su attività produttive a basse emissioni di carbonio e rinunciare alle pratiche più inquinanti. Produrre più energia non equivale a sostenere una maggiore crescita, bensì a compromettere il futuro dell’umanità e le risorse naturali.

Secondo Birol, i Paesi industrializzati più inquinanti devono impegnarsi a siglare un nuovo accordo vincolante per ridurre le emissioni di gas serra rispetto ai livelli registrati nel 1990 e dopo la fine del protocollo di Kyoto, prolungato fino al 2020.

I Paesi in via di sviluppo, d’altro canto, dovranno impegnarsi a ridurre le emissioni di gas serra in futuro, stabilendo fin da ora che la crescita industriale ed economica dovrà avvenire privilegiando lo sviluppo sostenibile.

Il tempo stringe. Secondo le ultime previsioni degli scienziati climatici, le emissioni di gas serra continueranno a crescere fino al 2030. Per riuscire a contenere il riscaldamento globale al di sotto della soglia di non ritorno di 2°C, occorrerebbe invece che già dal 2020 le emissioni climalteranti iniziassero progressivamente a calare.

Per frenare l’aumento delle temperature l’IEA chiede di investire maggiormente nelle energie rinnovabili, passando dai 270 miliardi di dollari del 2014 a 400 miliardi di dollari nel 2020. Occorre poi dismettere le centrali a carbone più vecchie e maggiormente inquinanti e obbligare le compagnie fossili a estrarre petrolio e gas senza rilasciare metano nell’atmosfera.

Una pratica finora poco adottata dall’industria degli idrocarburi che costerebbe solo l’1% in più rispetto ai costi dei metodi estrattivi attuali. L’IEA spiega che i governi dovrebbero introdurre delle sanzioni per le industrie più inquinanti per favorire l’adozione di tecniche produttive a basso impatto ambientale.

15 giugno 2015
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