Se le compagnie fossili continueranno a ignorare i cambiamenti climatici andranno incontro a ingenti perdite economiche. A sostenerlo è la IEA, l’International Energy Agency che prospetta alle lobby del gas, del petrolio e del carbone danni per diversi miliardi di dollari.

Fatih Birol, economista della IEA, ha spiegato che le compagnie fossili stanno commettendo un grave errore pensando di essere immuni alle politiche globali contro i cambiamenti climatici. Questa indifferenza può mandare in fumo decine di grossi investimenti.

Secondo Birol, una delle voci più influenti del mondo in campo energetico, le multinazionali che controllano il settore dei fossili dovrebbero investire maggiori risorse nella mitigazione del riscaldamento globale, prendendo più seriamente i cambiamenti climatici e il loro impatto economico, sociale e ambientale.

Birol si è rivolto in particolare alle lobby del carbone, ancora riluttanti ad avviare una transizione energetica verso le fonti rinnovabili. Non investire nelle energie pulite, secondo l’esperto, equivale a buttare al vento un’importante opportunità di crescita e guadagno.

Il monito della IEA fa seguito ad alcune sconcertanti dichiarazioni rilasciate dalle più grandi compagnie energetiche del mondo. Il colosso del carbone Peabody di recente ha bollato il riscaldamento globale come una crisi ambientale prevista da modelli informatici difettosi.

La compagnia Glencore Xstrata ha invece scoraggiato i Governi a proseguire gli sforzi per mitigare il riscaldamento globale, sostenendo che non riusciranno ad approvare misure incisive per ridurre le emissioni di gas serra. Una posizione condivisa anche dal colosso del gas e del petrolio ExxonMobil.

Birol ha spiegato che le compagnie energetiche non stanno facendo abbastanza per favorire una transizione globale verso le fonti rinnovabili. L’economista ha chiesto un cambio di rotta immediato ai colossi dei combustibili fossili nel corso del suo intervento a una conferenza svoltasi a Parigi, in previsione della COP21 di dicembre.

Un appuntamento cruciale per trovare un accordo globale per la riduzione delle emissioni di gas serra, fissando nuovi obiettivi vincolanti da conseguire alla scadenza del protocollo di Kyoto (prorogato fino al 2020).

Se i leader del mondo riusciranno a trovare un accordo per contenere l’aumento delle temperature al di sotto dei 2°C, le compagnie energetiche che hanno investito nel petrolio, secondo le stime del think-tank Carbon Tracker, rischieranno di perdere mille miliardi di dollari, mentre il settore del gas potrebbe mandare in fumo 280 miliardi di dollari.

Dalla conferenza sono emersi anche dati incoraggianti, come la massiccia transizione verso le energie rinnovabili avviata dall’industria cinese. In molti Paesi del Sud del mondo invece, tra cui il Congo e l’Angola, si rischia un nuovo boom del ricorso al carbone.

Il professor Ottmar Edenhofer, del Potsdam Institute for Climate Impact Research, insiste sulla necessità di approvare una carbon tax per limitare l’uso dei combustibili fossili e rendere le fonti inquinanti meno convenienti attraverso la soppressione degli incentivi.

10 luglio 2015
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