A rischio anche il Calderone. Il ghiacciaio più meridionale d’Europa, situato in Abruzzo e protetto dal surriscaldamento globale dalle rocce del Gran Sasso e dai calcari chiari intorno, che riflettono la luce, ha ridotto la sua superficie del 33% negli ultimi 50 anni. Significa che entro fine secolo anche le Alpi subiranno questo triste destino: lì i ghiacciai si sono ridotti del 30% dal 1960.

Il Calderone è uno dei ghiacciai che per la sua conformazione ha resistito di più allo scioglimento dei ghiacci, ma la sua superficie è comunque passata dagli 0,07 chilometri quadrati ai 0,04 attuali. I dati arrivano dall’aggiornamento del Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani, realizzato dall’Università Statale di Milano e curato da Claudio Smiraglia e Guglielmina Diolaiuti del Dipartimento di Scienze della Terra dell’istituto milanese.

I dati sono stati confrontati con quelli del catasto del Comitato Glaciologico Italiano (CGI), che risale all’inizio degli anni ’60. Nel 2000 inoltre questo ghiacciaio si era diviso in 2 glacionevati, accumuli di ghiaccio e neve che possono durare da pochi anni a molti secoli e che a volte, in condizioni climatiche favorevoli, possono evolversi in un ghiacciaio. Come spiega però Claudio Smiraglia, che da oltre trent’anni studia il Calderone:

Gli scenari per i prossimi decenni sono negativi. Le due piccole placche residue potranno durare a lungo anche perché in parte protette dai detriti rocciosi che le coprono, ma è molto improbabile che il ghiacciaio si possa ricostituire, a meno di una altrettanto improbabile massiccia inversione dell’attuale tendenza climatica.

Non ci sarebbero dunque più speranze: abbiamo iniziato un percorso che non prevede ritorno, ma che vedrà la progressiva sparizione delle imponenti masse di ghiaccio che per anni hanno affascinato escursionisti e studiosi. Glacionevati sono tutt’ora un’importante risorsa d’acqua per le popolazioni che vivono a valle delle grandi montagne ghiacciate.

9 novembre 2015
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