Dal rapporto “Global Analysis for January 2015″ del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) c’è la conferma che anche gennaio 2015 procede nella direzione già intrapresa durante il 2014, un anno in cui quasi ogni mese ha segnato un record rispetto allo stesso degli anni precedenti.

In particolare quest’anno gennaio ha segnato una temperatura globale di 0,77°C superiore a quella media di 12°C del ventesimo secolo. Il secondo gennaio più caldo dall’inizio delle rilevazioni nell’anno 1880. Il primo posto rimane al gennaio 2007 quando si era arrivati a un superamento di 0,86°C rispetto alla media.

Per quanto riguarda la sola porzione terrestre l’aumento segna un +1,47°C sulla media, sempre al secondo posto dopo il 2007. Considerando un periodo di 136 anni, per l’emisfero nord è il terzo record raggiunto, mentre per quello sud è il diciannovesimo.

Come sempre in questi casi però il comportamento non è stato uniforme: nella parte centrale dell’Asia orientale, in gran parte dell’Europa, in alcune zone del Nord America occidentale e a nord del Sud America fino all’America Centrale e alla parte nord-orientale del Sud America sono state segnate temperature record, mentre nel nord dell’Australia, nel Canada orientale, e in piccole regioni del sud dell’America del Nord è stato più freddo rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti.

Se da una parte infatti Cina, Austria e Norvegia hanno avuto superamenti delle temperature medie (rispettivamente di 1,9°, di 2,7°, in confronto alla media del 1981-2010 e di 2,6° rispetto alla media del 1961-1990) e nel sud della Siberia e all’Estremo Oriente della Russia si è arrivati addirittura a +5°C (media 1981-2010), dall’altra la Spagna ha avuto un gennaio più fresco, che ha segnato un -0,4°C se confrontato allo stesso mese nel periodo che va dal 1981 al 2010.

Stesso andamento per gli oceani: la media a livello globale è stata superata di +0,53°C considerando un lasso di tempo di 136 anni. Non si sono raggiunti i +0,56° C del 1998 e del 2010, che però erano giustificati da fenomeni di El Niño.

Anche qui si notano andamenti non uniformi, non sono mancate infatti aree dove sono state rilevate condizioni più fresche rispetto alle medie come in alcune parti del sud-est del Pacifico, nell’Oceano vicino alla punta del Sud America, e in parte dell’Oceano Atlantico tra il Canada e l’Europa.

Anche se da una prima analisi potrebbe sembrare strano, questi dati sono in accordo con quelli (sempre del NOAA) analizzati dal Rutgers Global Snow Lab, della Rutgers University. Il laboratorio ha studiato l’espansione del manto nevoso e del ghiaccio rilevando come il primo sia diminuito, nell’emisfero settentrionale, di 170.000 miglia quadrate rispetto al periodo 1981-2010, mentre il secondo è aumentato, superando del 44,6% (890.000 miglia quadrate) la media per lo stesso periodo.

Questo non sarebbe un sintomo che nega la teoria del surriscaldamento del clima, ma che va visto nel suo complesso. Se si fa una misura a livello globale molti altri studi confermano che in totale, anche per il 2015 la perdita di ghiaccio marino supera decisamente quello che può essere stato un guadagno temporaneo.

20 febbraio 2015
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I vostri commenti
Monica, lunedì 23 febbraio 2015 alle13:03 ha scritto: rispondi »

Si parla sempre di record ed è una cosa triste. A quanto pare le cose non dovrebbero molto migliorare durante il corso del 2015. SI parla anche di possibili bombe di acqua, nel caso di temporali abbastanza violenti, e di temperature molto più calde, per la zona europea.. Leggevo il dossier di Focus, molto interessante, raccoglie davvero una serie d'informazioni molto illuminanti sulla situazione climatica attuale. Mi chiedo perchè davvero non si faccia nulla.

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