Le reazioni del mondo ambientalista all’ultimo rapporto dell’IPCC sul clima non hanno tardato ad arrivare. Greenpeace ha commentato il quadro poco confortante tracciato dall’organismo internazionale dell’ONU, rivolgendo al Governo italiano un accorato appello affinché si mobiliti per mitigare il riscaldamento globale con ogni mezzo a disposizione, in primis le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica.

Secondo gli attivisti di Greenpeace, l’Italia e l’intera Europa non stanno facendo abbastanza per attuare azioni davvero incisive per la riduzione dei gas serra. L’IPCC oggi ha ricordato ai leader di tutto il mondo che entro il 2100 bisognerà abbandonare definitivamente i comubustibili fossili per scongiurare un aumento delle temperature irreversibile. Per tutta risposta, tuonano gli ambientalisti, in Italia si dà il via a una nuova era del petrolio, approvando il decreto Sblocca Italia.

Come ha sottolineato Luca Iacoboni, a capo della Campagna Clima & Energia di Greenpeace Italia, il rapporto dell’IPCC deve fungere da monito per i governanti, soprattutto quelli europei che negli ultimi decenni sono sempre stati i più virtuosi nella lotta ai cambiamenti climatici:

È necessario che l’UE mantenga la leadership nella lotta al riscaldamento globale, soprattutto in un momento in cui Cina e Usa sembrano voler prendere impegni seri sul tema. Per questo l’Europa deve rivedere al rialzo i propri obiettivi al 2030, in vista della conferenza sul clima di Parigi 2015.

Alla luce dei nuovi dati pubblicati dall’IPCC, Greenpeace boccia ancora una volta in toto la politica energetica italiana:

La scienza ci dice che il futuro saranno le rinnovabili e l’efficienza energetica, mentre il governo italiano sembra voler rimanere ancorato al passato con le sue scelte.

Il Senato voterà dopodomani il decreto Sblocca Italia, che dà il via libera alle trivelle nei nostri mari per due gocce di petrolio, mentre continuano le misure per colpire le rinnovabili.

Per gli ambientalisti si tratta di un piano folle, non solo perché i combustibili fossili inquinano, ma anche perché la biodiversità dei mari italiani, attrazione turistica e fonte di sostentamento per i pescatori, sarebbe messa a repentaglio dalle trivellazioni.

4 novembre 2014
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